DAD
(foto di StockSnap da Pixabay)

Le impietose statistiche sui risultati scolastici degli alunni italiani in era coronavirus inducono a riflettere. Dalla DAD al ‘long Covid’, il peso della pandemia sui più giovani

Alla pubblicazione dei risultati delle prove Invalsi dell’anno scolastico 2020-2021, sono sono seguite non poche polemiche sulla preparazione dei nostri alunni in tempo di Covid e di DAD. È risultato che uno studente su due non ha raggiunto la preparazione minima nelle due materie principali, cioè italiano e matematica. Le prove Invalsi di quest’anno infatti hanno valutato “gli apprendimenti delle alunne e degli alunni in italiano, matematica e inglese”. La valutazione ha coinvolto oltre 2,1 milioni di studenti, di cui 1,1 milione delle classi seconde e quinte elementari; circa 530 mila delle classi di terza media; e circa 475 mila delle classi quinte superiori.

Emergenza e tecnologie

“La valutazione dell’apprendimento dei ragazzi ci restituisce un’immagine impietosa e questo ovviamente ci spinge a riflettere nella ricerca dei fattori che hanno influenzato negativamente questi risultati”, spiega La psicologa Flaminia Bolzan. “Una pluralità di cause, certamente, che però ci spingono a ragionare sulla reale efficacia della modalità ‘emergenziale’ del fare scuola. Aspetto che necessariamente andrà rivisto, aggiornato e corretto alla luce delle circostanze in continua evoluzione, per garantire ai più giovani il conseguimento di obiettivi coerenti”. Il modello utilizzato in emergenza Covid per la didattica scolastica non ha funzionato come doveva. Ma la DAD non è solo negativa. L’Italia ha bisogno oggi più che mai di arrivare a competere con il resto del mondo anche dal punto di vista delle nuove tecnologie e dell’informatizzazione. La scuola non può e non deve rimanere indietro. Secondo Anna Maria Parente (Iv), presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato: “A settembre un Paese intero deve mobilitarsi per fare ripartire le scuole in presenza”.

Danni

La DAD ha creato non solo danni didattici e conseguentemente l’abbandono dello studio. Ma anche disturbi psicologici: dai problemi alimentari alla socialità negata. Oltre che disturbi fisici alla colonna vertebrale o a carico del sistema visivo. Con i contagi in risalita dinamica che stiamo registrando in Italia in queste ultime settimane di luglio non sarà facile ripartire senza DAD. Un disagio forte quello tra i giovani che si segnala anche dei casi in esame nelle strutture del ‘long Covid’ pediatrico. Dall’ambulatorio dell’ospedale Umberto I di Roma creato nel quadro del progetto del professore Fabio Midulla, ordinario di Pediatria, giunge il segnale di giovani spaventati dall’esperienza Covid, tanto che in questi due anni di pandemia gli episodi di tentato suicidio sono triplicati.

PNRR

Nel piano nazionale di ripresa e resilienza del Governo alla scuola sono riservate cospicue risorse e ampio spazio di azione. Il piano prevede interventi decisivi per quanto riguarda non solo la riqualificazione degli edifici scolastici, ma anche lo sviluppo dell’apprendimento formativo inserito nella complessiva digitalizzazione del Paese. In questo ambito andrà ristudiato e ristrutturato il progetto della didattica a distanza. Lo strumento tecnologico che, pur con tutti i difetti emersi in questi due anni di emergenza Covid, ha permesso la continuità scolastica.