Draghi testimonial
(foto governo.it)

Ora il governo e’ impegnato da due dure prove. Contrastare i No vax anche tramite lil Green pass ed approvare la riforma della giustizia nonostante il mal di pancia di Conte e di gran parte dei grillini. Draghi ha dimostrato fermezza su entrambi i temi e non farà passi indietro. Ai partiti non resterà che adeguarsi. Con i cortei No vax sale il contagio ed i numeri parlano da soli, nove ricoverati su dieci non sono vaccinati. Il delirio dei manifestanti non fa che aumentare i casi di Covid, con la possibilità che l’epidemia diventi endemica. Con gravissime ripercussioni sociali ed economiche. La politica vivrà poi un autunno caldo con le elezioni amministrative che riguarderanno anche le grandi città. Le due coalizioni di centrodestra e di centrosinistra ci arrivano sfilacciate. Con problemi anche all’interno dei singoli partiti. Nottante il centrodestra sfiori la maggioranza assoluta nel paese a livello amministrativo appare favorito il centrosinistra con Napoli e Bologna quasi in cassaforte. A Roma, Milano e Torino c’è più equilibrio ma sempre con il centrosinistra leggermente avanti. Su Roma punta la Meloni, su Milano Salvini. Ed un’eventuale vittoria di uno due potrebbe cambiare gli equilibri all’interno della coalizione. La tappa più importante però e’ soprattutto la elezione del nuovo Capo dello Stato a febbraio. Il rischio e’ che da una larga maggioranza possa uscire solo un accordo di basso profilo. Sarebbe senz’altro stato più facile gestire un accordo sulla presidenza della Repubblica ad inizio legislatura, perché i partiti arrivano alle Camere compatti e con gruppi motivati. E se la tela dell’intesa viene tessuta ad arte, resiste meglio ai sempre presenti franchi tiratori. Stavolta invece l’appuntamento cade alla fine della legislatura con partiti indeboliti e sfilacciati e con una gran massa di parlamentari consapevoli di essere a fine corsa. In questo quadro controllare il voto e’ estremamente complicato. Le candidature potrebbero essere esposte al tiro incrociato delle manovre ostili, che non mancano mai, ma anche delle decisioni dei singoli, che per svariati motivi non intendono seguire le direttive dei partiti. Pertanto solo un accordo largo potrebbero reggere l’onda d’urto del dissenso a scrutinio segreto. D’altronde’ va messo nel conto che la base elettorale del prossimo Capo dello Stato dovrebbe rispecchiare il perimetro della maggioranza di governo, altrimenti l’esecutivo verrebbe messo in difficoltà e la responsabilità ricadrebbe su chi perseguisse un tale disegno. Il Quirinale non “deve avere candidati di parte” sostiene Salvini, mentre al Pd piacerebbe, come al solito, indicare un uomo di suo gradimento, non Draghi che, sempre secondo il Pd, dovrebbe concludere la sua esperienza di governo. Invece per Salvini il candidato ideale sarebbe proprio Draghi, che sostiene “non e’ certo di centrodestra e lo ha pure dimostratol” con successive elezioni politiche anticipate di un anno.