Draghi spread
(foto governo.it)

Arrivano le rogne, o meglio gli ostacoli da superare nell’immediato, aspettando le elezioni amministrative di autunno e la elezioni del nuovo Capo dello Stato ad inizio del prossimo anno. Sono i giorni più caldi da quando Draghi e’ approdato a palazzo Chigi, con sul tavolo Green pass, scuola, giustizia e Recogery, con la palude della politica che frena super Mario. E’ una sorta di corsa per chiudere i dossier più importanti prima dell’estate. Il premier sostiene che non ci possiamo permettere che la riforma della giustizia “slitti a settembre”. Il primo passo e’ domani con il Consiglio dei ministri che dovrà definire ulteriori tasselli obbligatorietà del Green pass, partendo dalla scuola per evitare l’insegnamento a distanza. On la conseguente presenza in classe degli studenti. La riforma della giustizia andrà in aula alla Camera venerdì con l’obiettivo di ottenere il primo sì entro la fine di luglio. Una legge che non risolve certo tutti i problemi della giustizia, ma che perlomeno e’ un primo passo, con la ministra Cartabria che l’ha definita un compromesso e si e’ inventata l’improcedibilitla per ghigliottinare i processi pur mantenendo l prescrizione. Per non fare dispiacere a Bonafede, si estingue il giudizio e non il reato. La trovata giuridica però non sembra bastare a fare passare il mal di pancia a Conte che vorrebbe di più. Ma ci sono anche gli altri partiti che se si cambia ancora vogliono intervenire anche loro. Sempre meglio rispetto alla riforma del fisco, annunciata ma in merito alla quale, almeno al momento, e’ stata gettata la spugna. Difficile il suo cammino ancor di più di quellla legge Zan che rimane una spina del fianco per la ripresa dopo la pausa estiva. Draghi non può tentennare, e’ giunto il momento del va va o la spacca. Draghi ha già dimostrato abilità politica e capacità di gestione senza farsi condizionare dai partiti. Con il suo piglio e la sua fermezza deve procedere senza rimanere imbrigliato nella rete delle singole rivendicazioni, altrimenti rischierebbe una figuraccia. E l’inizio di un declino. Ma il premier sembra attrezzato, è sicuro anche perché ci sono anche i soldi dell’Europa arrivati solo grazie a lui ed imprescindibili da lui. Vera garanzia a livello mondiale.