GIMBE
(foto Cade on Unsplash)

Ormai in Italia è quarta ondata Covid. Non hanno dubbi gli analisti di Fondazione GIMBE, che ha l’obiettivo di diffondere la medicina basata su prove di efficacia. Nell’ultima settimana i nuovi casi hanno fatto un balzo del +64,8%. Fortunatamente l’impatto sugli ospedali è ancora minimo. Restano oltre 2 milioni gli over 60 senza copertura, mentre sulla campagna diretta dal generale Figliuolo pesano le incertezze su tempi delle forniture. Intanto in America Latina si diffonde a macchia d’olio la variante Lambda.

Area medica

Identificata in Perù sta infettando migliaia di persone dal Cile all’Argentina; dal Brasile alla Colombia; dall’Ecuador fino al Messico. Il monitoraggio della Fondazione GIMBE per la settimana 21-27 luglio, rileva con l’aumento dei nuovi casi alcuni segnali dagli indicatori ospedalieri: +34,9% di pazienti ricoverati in area medica, +14,5% nelle terapie intensive. Anche se i numeri assoluti rimangono bassi. Tornano a salire anche i morti, +46,1%. I nuovi casi passano dai 19.390 della settimana precedente a 31.963. “Il virus – sostiene Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – circola più di quanto documentato dai nuovi casi identificati. Di fatto siamo entrati nella quarta ondata”. Cartabellotta segnala poi come l’insufficiente attività di testing e la mancata ripresa del tracciamento, induca a ritenere sottostimato l’aumento dei positivi.

Trasmissibili

In tutte le Regioni eccetto il Molise, secondo GIMBE, si è registrato un incremento percentuale dei nuovi casi e in 40 province l’incidenza supera i 50 casi per 100.000 abitanti. Tre province fanno registrare oltre 150 casi per 100.000 abitanti: Caltanissetta (272), Cagliari (257) e Ragusa (193). L’America Latina, con già oltre 1,4 milioni di morti per coronavirus, potrebbe diventare l’epicentro delle nuove varianti. In Colombia è presente anche la variante K. La combinazione di sistemi sanitari deboli e la mancanza di vaccini si sono rivelati un terreno fertile. Con l’eccezione del Cile e dell’Uruguay, che hanno vaccinato oltre il 60% dei loro cittadini, la campagna vaccinale in tutta l’America Latina è in ritardo. Secondo gli esperti durante l’inverno sudamericano, tra luglio e settembre, potrebbero svilupparsi varianti forse non più letali, ma sicuramente più trasmissibili.