(foto DVIDSHUB)

L’Isis ha scatenato l’inferno a Kabul.

Tre attacchi quasi in contemporanea nell’area dell’aeroporto della capitale afghana – affollatissimo da migliaia di persone che vogliono fuggire dal paese per paura dei Talebani e premono per essere evacuate – hanno provocato almeno 60 morti e 160 feriti. Tra le vittime, per la maggior parte cittadini afghani, anche dodici soldati americani. altri quindici militari Usa sono rimasti feriti. Nessun italiano risulta al momento coinvolto.

L’attentato più sanguinoso è stato messo a segno da un kamikaze che a bordo di un’auto imbottita di tritolo si è immolato davanti ad uno dei tre ingressi dell’aeroporto, l’Abbey Gate, il più affollato e controllato dai soldati britannici. Un secondo attentato poco fuori lo scalo, davanti all’Hotel Baron frequentato da militari della Nato. Il terzo nel pomeriggio in centro città contro un mezzo dei Talebani.

Il triplice attentato, un attacco che le intelligence occidentali avevano ampiamente previsto proprio da parte dell’Isis, è stato subito rivendicato dai terroristi ‘locali’ dello stato islamico, riconoscibili dalla sigla Isis-K, cioè la ‘filiale’ di Daesh della provincia del Khorasan, avversari dei Talebani che vengono accusati di un’interpretazione troppo morbida del Corano e quindi di non essere abbastanza duri con gli ‘infedeli’. Una sanguinosa bocciatura degli accordi di Doha (Usa-Talibani) e anche la dimostrazione che i Talebani, ora al potere nel paese asiatico, non controllano tutto il territorio. E che l’Isis può colpire dove e quando vuole.