Draghi
(foto governo.it)

Il G20? “Un successo, di cui andare orgogliosi”.

Concordando sulla valutazione positiva espressa dal presidente americano Joe Biden è questo il giudizio di Mario Draghi sul summit di Roma concluso oggi con una conferenza stampa nella quale il premier ha spiegato la sua soddisfazione “per il successo di aver mantenuto vivi i nostri sogni, impegnandoci ad ulteriori provvedimenti”.

Mentre i suoi illustri ospiti lasciavano Roma – dopo aver lanciato le monetine nella Fontana di Trevi – diretti o nei rispettivi paesi o a Glasgow dove si sta per aprire il COP26 sul clima, Draghi ha illustrato ai giornalisti i risultati ottenuti nel corso del G20 soffermandosi sul documento finale che mette nero su bianco gli impegni presi dai Grandi della Terra (l’80% del PIL mondiale) per affrontare le grandi sfide di questo inizio di millennio, dal Covid al clima.

Al termine di un intenso lavoro degli sherpa proseguito nella notte “qualcosa è cambiato” ha affermato il presidente del Consiglio con riferimento tanto al “multilateralismo” accettato da tutti i 20 paesi come metodo per la soluzione dei problemi, quanto agli stanziamenti di denaro, alle ulteriori promesse di riduzione delle emissioni ma soprattutto al cambio di atteggiamento di Cina e Russia e anche India quando, ha ricordato, “negli ultimi mesi sembrava che i Paesi emergenti non avessero nessuna intenzione di prendere altri impegni”. “Dalla Cina fino a pochi giorni fa mi attendevo un atteggiamento più rigido, c’è stata la volontà di cogliere un linguaggio più rivolto al futuro che al passato”, ha spiegato ulteriormente il premier . “La Russia e la Cina (i cui leader erano assenti, ndr) hanno accettato l’evidenza scientifica degli 1,5 gradi, che comporta notevolissimi sacrifici, non sono impegni facili da mantenersi. La Cina produce il 50% dell’acciaio mondiale, molti impianti vanno a carbone, è una transizione difficile”.

Un summit coronato da successo quindi nella valutazione comune anche se proprio sul clima, uno dei temi centrali, permangono vaghezze sia sulla data relativa allo stop alle emissioni (“entro la metà del secolo”, dice il documento finale, il che è frutto delle resistenze opposte proprio da India, Cina e Russia a concordare sulla deadline del 2050) sia sul contenimento del surriscaldamento globale entro 1,5 gradi (“un obiettivo da mantenere a portata di mano con azioni immediate e impegni a medio termine”” spiega il documento sottoscritto dai 20 Grandi: una formulazione non troppo impegnativa). Ma è comunque la prima volta che i paesi del G20 si impegnano su 1,5 gradi. In più è stato concordato lo stop ai finanziamenti alle centrali a carbone nel 2021 e, sul piano commerciale, ai dazi Usa verso l’Ue su acciaio e alluminio. Altro successo l’ok alla minimum tax per i big dell’economia mondiale (le multinazionali, non solo quelle del web, pagheranno il 15% non nei paradisi fiscali ma nei paesi dove svolgono la loro attività) e c’è unità sull’obiettivo di vaccinare contro il Covid il 40% della popolazione mondiale entro quest’anno e il 70% entro il 2022. “Il senso di urgenza c’è ed è stato condiviso da tutti – ha aggiunto Draghi – e si vede nel fatto che l’obiettivo dell’1,5 gradi è stato riconosciuto come scientificamente valido. C’è stato anche un impegno a non intraprendere politiche di emissioni che vadano contro il trend che tutti si sono impegnati ad osservare fino al 2030. Si può pensare che questo impegno venga mantenuto. Dopo Parigi le emissioni sono aumentate, soprattutto dopo il Covid. C’è una certa preoccupazione e occorre ora dimostrare credibilità attuando le promesse fatte”.

Infine “sono state gettate le basi per una ripresa più equa e trovato i nuovi modi per sostenere i Paesi nel mondo, con 609 miliardi sulla base dei diritti speciali di prelievo dedicati per la prima volta ai paesi più vulnerabili”. Insomma, per Draghi, è facile suggerire cose difficili, molto più difficile eseguirle: “Quello che ha fatto il G20 è un risultato straordinario che poteva essere raggiunto solo in un contesto multilaterale: un passo avanti in una situazione difficile”. Chiusura con un riferimento alle critiche lanciate da Greta Thunberg ai ‘bla-bla’ dei governanti: “Il successo finale viene formulato poi sulla base di quello che facciamo e non di quello che diciamo. Gli attivisti ci spronano, abbiamo preso l’impegno collettivo a essere più concreti e seri”.