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martedì, 16 Agosto 2022

Con la benedizione della Merkel il successo di Draghi al G20, viatico per il Quirinale, anche Conte dice di sì

Il G20 e’ stato sopratutto un successo di Draghi, che va ben oltre misure ancor insufficienti prese. Questi vertici mondiali servono soprattutto per consolidare amicizie e per attivare il dialogo, sempre importante, tra i grandi della terra. Ora la regina madre della diplomazia internazionale, Angela Merkel, ha mediato sotto traccia ed ha lasciato lo scettro della tessitura tra le differenti posizioni a superMario, che e’ stato protagonista nel consolidare nuovi equilibri. I leader mondiali pur ancora divisi quasi su tutto, sono stato però uniti nell’elogiare il premier italiano. Se a questo si aggiunge che sul fronte interno viene a cadere il muro dei cinquestelle nei suoi confronti, anche se con il ribadito no ad elezioni anticipate, la strada per il Quirinale comincia ad essere in discesa. Anche perché Draghi sarebbe forse l’unico, insieme ad una riconferma di Mattarella, a potere essere eletto al primo scrutinio. Nella tre giorni romana, il premier ha compiuto un capolavoro per l’Italia ed indirettamente per se’. Con tutti i leader del mondo , proprio tutti, a dire, ma quanto e’ bravo Draghi, ma quanto siete fortunati e siamo fortunati d avere Draghi. Insomma e’ entrato ufficialmente nell’Olimpo dei grandi nel mondo. A questo punto uno con una reputazione così non può concedersi parentesi, nemmeno il rischio di essere contato. Se diventerà Presidente della Repubblica chiederà un voto plebiscitario che non è scontato oppure se dovesse rimanere a palazzo Chigi chiederà una maggioranza più forte e coesa. Ci sono da mettere in conto anche le invidie con conseguenti sospetti che Draghi suscita per il suo enorme successo internazionale. C’è pur sempre la politica canaglia in agguato e non è detto che tutto funzioni per lui che non ha armate proprie che servono per sopravvivere nella giungla politica. E’ arrivato a sorprese però il via libera di Giuseppe Conte, non ancora quello di Letta che preferirebbe lo schema di uno o di una dei suoi al Colle con la permanenza di Draghi a palazzo Chigi. La destra sarebbe di fatto obbligata dire di sì e non potrebbe certo opporre la candidatura di Berlusconi, che al di là dei giudizi politici-morali, rimane un personaggio divisivo. “Nella prospettiva di Draghi al Quirinale, non e’ che dobbiamo pensare che si vada per forza al voto. Le urne non sono nel nostro interesse” le parole del leader dei cinque stelle. Il problema nell’eventualità di Draghi al Colle sarà quello di trovare un personaggio non divisivo per portare avanti il governo fino alla fine naturale della legislatura.

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