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martedì, 16 Agosto 2022

Con Draghi al Colle semipresidenzialismo de facto. I timori dei partiti per voto anticipato

Draghi al Colle non sarebbe un presidente qualunque, anche per il suo enorme successo internazionale, mai appannaggio dei suoi predecessori. Che eventualmente si sono fatti riconoscere dopo, senza però mai arrivare ad essere dei leader mondiali. Ecco perché, dopo l’ampliamento dei poteri, sempre nel rispetto della Costituzione, avviato da alcuni presidenti, Napolitano in testa, l’avvento al Quirinale del premier potrebbe segnare una svolta. Come dice il leghista Giorgetti, Draghi potrebbe guidare il convoglio anche dal Colle. E visto che c’e’ debolezza nel nostro sistema democratico potrebbe aversi un semipresisenzialimo de facto. Cosa che ovviamente spaventa qualcuno, finora a schierarsi apertamente per lui e’ uno strano trio, Salvini, la Meloni, che pur sta all’opposizione del suo governo, e Giuseppe Conte. Purché non si parli di elezioni anticipate, ma di questo è convinto anche Salvini. L’unica che continua testardamente a chiederle e’ la Meloni. Le parole dei leader non fermano i timori di elezioni anticipate dentro i partiti. Dopo Letta e Conte anche Salvini ha rimosso la prospettiva di un voto anticipato, che poi pareva l’ostacolo maggiore alla candidatura si Draghi. E’ stato come se i leader delle maggiori forze, Meloni esclusa, mettessero in cassaforte la durata della legislatura, garanzia necessaria per tranquillizzare un Parlamento balcanizzato e gestire così il voto segreto senza 9scossoni. Se Draghi si convincesse al grande passo, nessuno avrebbe la forza di opporsi. Nemmeno i franchi tiratori, se lo bocciassero nell’urna, infatti, pensando così di arrivare fino al 2023, provocherebbero un sorta di guerra con le sue inevitabili dimissioni da palazzo Chigi. E si andrebbe diritti al voto. Più ci si avvicina all’appuntamento del Quirinale, però più il clima si arroventa all’ombra di sospetti e di congiure. Soprattutto tra i dem c’è molto fermento, del resto alimentato dal fatto che il Pd ritiene storicamente il Quirinale una propria riserva. A provocare una certa turbolenza e’ il sospetto che Letta, forte del suo ruolo e dei risultati ottenuti, miri in realtà al voto anticipato dopo il Colle. C’e chi sostiene che al Nazareno viga ormai una sospetta aria da campagna elettorale permanente, E’ però vero che Letta non ha mai perso occasione per dissipare questi dubbi. Il timore del voto anticipato si annida anche tra i parlamentari del centrodestra per ora narcotizzati con l’ipotesi di Berlusconi al Colle. Che vorrebbe dire, anche se molto difficilmente avverrà, un proseguio della legislatura

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