Conte incontra parti sociali
(foto governo.it)

“Come ai vecchi tempi…” mormora in Transatlantico un navigato onorevole centrista. “Quando scatta il momento delle nomine in Rai, si scatenano i soliti appetiti e mentre cianciano di ‘basta con la lottizzazione a viale Mazzini!’ si scannano in maniera invereconda per avere (o come in questo caso conservare, ndr) un tiggì” aggiunge dopo aver saputo dello sfogo di Giuseppe Conte contro l’ad Rai Carlo Fuortes.

Un’ira per niente dissimulata quella del leader dei Cinquestelle che ha minacciato fuoco e fiamme (“Mai più gli esponenti M5s in un tg Rai”, ma anche nei talk-show o per strada davanti ad una telecamera…) e accusato l’ad di aver agito non solo secondo vecchi criteri lottizzatori ma soprattutto di aver escluso da questo giro “unicamente” il M5s, partito di maggioranza relativa, con riferimento neanche tanto nascosto alla prevista sostituzione al Tg1 di Giuseppe Carboni, nell’ultima tornata dopo le elezioni del 2018 indicato dai grillini, con Monica Maggioni, ex-presidente Rai. Una rabbia a tutto campo che non risparmia neanche Draghi, il cui ruolo sul dossier-nomine Conte vorrebbe tanto conoscere…

In sostanza Fuortes ha indicato al Cda, che si riunisce e decide domani, i curricula dei nuovi papabili direttori dei Tg del servizio pubblico. Un tris di nomi, una sorta di conferma a quanto pubblicato già oggi sui quotidiani: e cioè Maggioni al Tg1, Simona Sala al Tg3, Sangiuliano confermato al Tg2. “Fuortes non libera la Rai dalla politica, ma sceglie scientemente di esautorarne una parte: la più ampia, uccidendo qualsiasi parvenza di pluralismo. Siamo alla definitiva degenerazione del sistema. Bene. Vorrà dire che, a partire da oggi, il Movimento 5 Stelle non farà sentire la sua voce nei canali del servizio pubblico, ma altrove. E continueremo questa battaglia chiedendo il sostegno di tutti i cittadini” ha tuonato l’ex-premier. Che ha proseguito così: l’Ad Rai “poteva scegliere come affrontare le nomine. Ha scelto di sottrarsi a qualsiasi confronto nelle sedi istituzionali, ha rinviato l’incontro richiesto nei giorni scorsi dai consiglieri di amministrazione Rai e ha rinviato la convocazione già programmata davanti alla Commissione di Vigilanza Rai”.

“Quanto al merito delle scelte – ha detto ancora il leader M5s – Fuortes poteva affidarsi a vari criteri: ha scelto di continuare ad applicare la vecchia logica che prevede di tenere conto delle istanze delle varie forze politiche. Nell’applicare questo criterio ha però scelto di escludere, fra tutte le forze dell’arco parlamentare, unicamente il Movimento 5 Stelle, partito di maggioranza relativa grazie a 11 milioni di elettori”. “Ci chiediamo che ruolo abbia giocato il governo in tutto questo” ha sottolineato Conte. “A noi piace parlare ai cittadini in modo chiaro – è la conclusione – le logiche che da tempo guidano il servizio pubblico non ci piacciono, non ci sono mai piaciute. Si chiama lottizzazione politica. Anche noi ci siamo ritrovati prigionieri di questo sistema che abbiamo denunciato molte volte, ma non abbiamo numeri sufficienti per modificarlo come abbiamo già proposto: un nostro disegno di legge è stato incardinato in Commissione in Senato, per intervenire sulla governance della Rai e liberarla finalmente dall’influenza della politica”.