Mattarella lavoro
(foto quirinale.it)

La creme della borghesia italiana, convenuta ieri alla Scala per la prima, ha votato in anticipo il prossimo capo dello Stato. Deve essere Mattarella, che deve restare lì dov’è, al Quirinale, almeno per un po’. Al suo ingresso nel palco reale del teatro, è stato accolto da ben sei minuti di applausi, non per riconoscimenti passati, ma con un esplicito invito al prossimo futuro. L’ovazione è subito sfociata in un eloquente “Bis, Bis, Bis”. E la richiesta non era per l’opera, il Macbeth di Verdi (ad alcuni è piaciuta ad altri meno per gli effetti particolari), bensì per il presidente. Per una volta il sentire dell’elite non appare poi molto lontana dal sentire del popolo che su Mattarella ha un giudizio altamente positivo. Ora tanta insistenza (a parte qualche sospetto, come sempre avviene, di una piccola claque politica) potrebbe fare vacillare il capo dello Stato? Potrebbe fare come Sant’Ambrogio, eletto vescovo, nonostante la sua iniziale riluttanza sotto la pressione popolare? Chissà, probabilmente sarà necessario attendere il discorso di auguri del 31 dicembre, per capirne di più. Quello che è certo è che eventualmente tutte, ma proprio tutte, le forze politiche dovrebbero fare come il pubblico della Scala. Attualmente solo il Pd appare avere tanto entusiasmo, non avendo un suo candidato, con in più il timore di vedere qualcuno al Colle che non sia targato dem, magari pure di destra. Proprio in quei lidi non appare almeno al momento un grande entusiasmo. Per capire se si sta muovendo qualcosa occorre leggere il Corriere, dove scrive Marzio Breda molto addentro alle segrete stanze quirinalizie, che sottolinea anche le urla dal più polare loggione. Quasi a volere indicare un sorta di patto sociale tra alta borghesia e strati più popolari. Il pezzo di Breda si divide in tre blocchi. Nella prima parte enfatizza quanto avvenuto alla Scala “ha un preciso significato politico. Sottintende infatti la speranza che possa accettare una rielezione considerata quasi unanimemente come provvidenziale per l’Italia”. Ancora: “Conterà pure qualcosa che ad incalzare il capo dello Stato con la stessa identica richiesta sia sempre e soprattutto la gente comune”. La più diversa attori, cantanti, scolaresche che lo incrociano per strada, insegnati, operai, medici. Insomma una sorta di investitura polare al di fuori da quanto deciderà il Parlamento. Perché? Secondo Breda, che ben conosce, va ripetuto, gli umori del Colle, “moltissimi italiani coltivano la speranza di vedere ancora Mattarella al Quirinale per un secondo mandato, in tandem con Mario Draghi a palazzo Chigi. Perché loro due sono, congelati insieme ai loro posti, una garanzia di continuità per la definitiva messa in sicurezza del paese. Una luce nel buio di questi anni”. Nella seconda, breve, parte del suo articolo Breda torna a ricordare i motivi per i quali Mattarella ha “ripetutamente e fermamente” escluso la possibilità di una rielezione. Nell’ultima parte il giornalista torna ad elencare le prese di posizione in favore del presidente, chiudendo con il sindaco di Milano Beppe Sala, del Pd e sindaco di Milano, ovviamente trascinatore del pubblico della Scala:”Avevo pronosticato un grande tributo della Scala al capo dello Stato”.