Patrick è libero: alle 14 (ora italiana) ha varcato la porta d’uscita del commissariato di Mansura, una città a 120 chilometri dal Cairo sul delta del Nilo.

Capelli raccolti in una coda, occhialetti rotondi, ancora indosso la divisa bianca dei carcerati, in mano una busta di plastica con gli abiti inviatigli dai parenti e subito un abbraccio forte, intenso e commosso con la madre e la sorella che lo aspettavano lì fuori da ieri, da quando i suoi legali hanno diffuso la notizia, inattesa, della prossima scarcerazione del giovane egiziano che studia a Bologna. “Grazie, tutto bene e forza Bologna” le sue prime parole dopo il rilascio. E le due dita della destra alzate a V in segno di vittoria

Una notizia che il padre di Zaki aveva accolto con un “Grazie Italia”.

Ancora 24 ore per le formalità e poi Patrick è tornato libero. Libero ma non assolto, dopo 22 mesi di carcerazione preventiva, un calvario per lui, la sua famiglia e tutti quelli che si sono battuti, in Italia ma non solo in Italia, per la sua liberazione. La prima udienza del processo in cui dovrà difendersi dalle accuse nei suoi confronti si terrà il 1 febbraio 2022. Dovrà presentarsi in giudizio ma nel frattempo non avrà nemmeno l’obbligo di firma.

Patrick era stato fermato e arrestato quasi due anni fa dalla polizia di frontiera egiziana appena sbarcato all’aeroporto del Cairo proveniente da Bologna dove studia all’università. L’accusa? Aver diffuso notizie false sul suo blog. Lì Patrick, studente in Italia, aveva pubblicato dei post affrontando il tema delle persecuzioni nell’Egitto di Al Sisi contro i cristiani copti. Da quel giorno, con Zaki in carcere, un’altalena di udienze interlocutorie concluse sempre e comunque con un rinvio dopo l’altro di 45 giorni da parte della magistratura egiziana. La mobilitazione in suo favore alla fine ha fatto breccia. Quella, insieme agli sforzi diplomatici della Farnesina e forse anche grazie ad un gesto di apertura da parte dell’Egitto verso l’Italia al fine di migliorare i rapporti tra i due paesi rimasti freddi, molto freddi, dopo l’omicidio di Giulio Regeni. Alla liberazione di Zaki plaude anche Amnesty International, che la definisce un primo passo verso la libertà completa.

“Aspettavamo di vedere quell’abbraccio da 22 mesi e quell’abbraccio arriva dall’Italia, da tutte le persone, tutti i gruppi e gli enti locali, l’università, i parlamentari che hanno fatto sì che quell’abbraccio arrivasse” ha detto all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Un abbraccio – ha proseguito Noury – soprattutto ai mezzi di informazione che hanno tenuto alta l’attenzione per questi 22 mesi. Ora che abbiamo visto quell’abbraccio aspettiamo che questa libertà non sia provvisoria ma sia permanente. E con questo auspicio arriveremo al primo febbraio, udienza prossima”.