Draghi e Landini
(foto governo.it)

Quello di domani è uno sciopero “strano”. Se la Cgil si guardasse attorno constaterebbe che siamo ancora in piena pandemia e l’economia mostra visibili e concreti segnali di ripresa. Il peggio non è ancora passato e quindi nessuno dovrebbe pensare ad occuparsi principalmente di se stresso. Maurizio Landini potrebbe anche creare assembramenti certamente non utili in questo momento. Sembra improvvisamente ripiombato negli anni settanta, proprio all’indomani della proroga dello stato di emergenza con i contagi quotidiani stabilmente superiori ai ventimila ed il governo costretto ad imporre quarantene a chi arriva dall’estero, facendo pure infuriare la Ue. Il popolo in piazza proprio ora? Ma per che cosa e contro chi? A palazzo Chigi non ci sono né Renzi, ne’ Berlusconi, ma c’è un governo guidato da Draghi con Il Pd in un ruolo primario. Infatti è evidente la preoccupazione è l’imbarazzo dei dem che vedono improvvisamente indebolirsi la sinistra nel suo complesso ed il progetto di “campo largo” portato avanti dal segretario Enrico Letta. Landini è finito in un cono d’ombra, dopo la vandalizzazione dei suoi uffici da parte di Forza nuova, Ha bisogno di ritrovare visibilità, ma avrebbe potuto trovare qualcosa di nuovo e di meglio di uno sciopero generale, non o poco sentito dalla maggior parte dei lavoratori. Che non sono un popolo bue. Forze ha voluto fare uno sgarbo a Draghi, reo di avergli fatto annusare il profumo di potere essere partecipe della manovra economica, dicendo la sua, salvo poi considerarlo punto, come dicono a Firenze. Lo stesso Draghi non ha voluto nemmeno voluto vedere Landini prima dello sciopero, che lo ha molto irritato. Eventualmente lo vedrà dopo, ma per Landini si profila un colpo a vuoto che potrebbe pesare sul suo futuro come leader, politico e sindacale.