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martedì, 24 Maggio 2022

Berlusconi rinuncia “per l’unità del Paese”. “Draghi resti a palazzo Chigi fino al 2023”

Silvio Berlusconi ha sciolto negativamente la riserva sulla sua candidatura al Quirinale ed ha deciso di non partecipare alla Grande corsa “per l’unità del Paese” (anche se, spiega, avrebbe anche avuto i numeri…).

L’annuncio del passo indietro del Cav è stato dato intorno alle 19.15 dalla deputata Licia Ronzulli che ha comunicato la notizia via Zoom agli alleati Salvini e Meloni, collegati da Roma e in attesa di veder comparire virtualmente da Arcore il fondatore di Forza Italia, che invece non si è fatto vivo. Il prossimo passo è la formulazione di “una proposta condivisa col centrodestra in grado di avere il massimo consenso possibile”.

Berlusconi ha deciso di ritirarsi “in nome della ricerca dell’unità del Paese”, come recita una dichiarazione ufficiale sul passo indietro nella quale il Cav dichiara che avrebbe anche avuto i numeri “sufficienti” per l’elezione al Colle ma dopo aver riflettuto a lungo ha deciso di privilegiare l’unità del Paese per evitare che sul suo nome si consumassero polemiche e lacerazioni, cose che l’Italia soprattutto in questo momento non può permettersi.

Ma la nota non annuncia solo il suo ‘no’ a correre per il Colle perchè, in coda, guardando al rebus-governo Berlusconi dice chiaro e tondo che sarebbe meglio che Draghi restasse a palazzo Chigi “fino alla fine della legislatura”, per completare l’opera avviata, evitando di candidarsi a succedere a Mattarella. Per Tajani poi il governo deve andare avanti così com’è, “senza rimpasti o nuovi ingressi”

La nota di Berlusconi: “Sono davvero grato, dal profondo del cuore, alle molte migliaia di italiane e italiani che, in questi giorni, mi hanno manifestato affetto, sostegno e incoraggiamento da quando il mio nome è stato indicato per la Presidenza della Repubblica. Sono grato in particolare alle forze politiche del centro-destra che hanno voluto formulare la mia candidatura, ai tanti parlamentari di tutti gli schieramenti che hanno espresso il loro appoggio e il loro consenso, agli importanti esponenti politici stranieri, in particolare ai vertici del Partito Popolare Europeo, che si sono pronunciati a favore di questa proposta. Dopo innumerevoli incontri con parlamentari e delegati regionali, anche e soprattutto appartenenti a schieramenti diversi della coalizione di centro-destra, ho verificato l’esistenza di numeri sufficienti per l’elezione”.

“È un’indicazione che mi ha onorato e commosso: la Presidenza della Repubblica – dice Berlusconi – è la più Alta carica delle nostre istituzioni, rappresenta l’Unità della Nazione, del Paese che amo e al servizio del quale mi sono posto da trent’anni, con tutte le mie energie, le mie capacità, le mie competenze.  Nello stesso spirito, ponendo sempre l’interesse collettivo al di sopra di qualsiasi considerazione personale, ho riflettuto molto, con i miei familiari ed i dirigenti del mio movimento politico, sulla proposta ricevuta L’Italia oggi ha bisogno di unità, al di là della distinzione maggioranza-opposizione, intorno allo sforzo per combattere la gravissima emergenza sanitaria, per far uscire il paese dalla crisi. La Nazione riparte nei momenti difficili se tutti sappiamo trovare, come avvenne nel dopoguerra, un senso comune di appartenenza nella nostra democrazia, superando le lacerazioni e al di là delle legittime ed anzi necessarie distinzioni. Per queste ragioni sono stato il primo a volere un governo di Unità Nazionale che raccogliesse le migliori energie del Paese, e che – con il concorso costruttivo anche dell’opposizione – è servito ad avviare un percorso virtuoso che oggi più che mai, alla luce della situazione sanitaria ed economica, deve andare avanti. Per questo considero necessario che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura per dare attuazione al Pnrr, proseguendo il processo riformatore indispensabile che riguarda il fisco, la giustizia, la burocrazia”.

“In questo stesso spirito – conclude la nota del Cav – ho deciso di compiere un altro passo sulla strada della responsabilità nazionale, chiedendo a quanti lo hanno proposto di rinunciare ad indicare il mio nome per la Presidenza della Repubblica. Continuerò a servire il mio Paese in altro modo, come ho fatto in questi anni, da leader politico e da Parlamentare Europeo, evitando che sul mio nome si consumino polemiche o lacerazioni che non trovano giustificazioni che oggi la Nazione non può permettersi. Da oggi lavoreremo quindi con i leader del centro-destra – che rappresenta la maggioranza nel Paese ed a cui spetta l’onere della proposta – per concordare un nome in grado di raccogliere un consenso vasto in Parlamento. Occorre individuare una figura capace di rappresentare con la necessaria autorevolezza la Nazione nel mondo e di essere garante delle scelte fondamentali del nostro Paese nello scenario internazionale, l’opzione europea e quella atlantica, sempre complementari e mai contrapponibili, essenziali per garantire la pace e la sicurezza e rispondere alle sfide globali. Spero che il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni sappiano compiere questa scelta nel tempo più breve possibile e con un’ampia convergenza”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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