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lunedì, 28 Novembre 2022

16-39-125-166: la progressione di Mattarella

Sedici voti alla prima, 39 alla seconda, 125 alla terza e 166 alla quarta, quella di oggi, in cui per la prima volta serviva ‘solo’ la maggioranza assoluta per eleggere il presidente della Repubblica, cioè 505 voti.

Nel pallottoliere odierno di Montecitorio, messa in archivio la quarta fumata nera, sono questi i numeri della progressione di Sergio Mattarella il cui nome – malgrado i suoi ripetuti ‘no’ ad un bis – continua a riscuotere crescenti consensi tra i Grandi elettori. Elettori che sembrano sempre più insofferenti alle indicazioni dei rispettivi partiti. Anche perchè tra candidati veri o finti, nomi che si rivelano ballon d’essai e ordini di scuderia fumosi molti dei peones, voto dopo voto (oggi il centrosinistra ha ribadito la scheda bianca, il centrodestra ha scelto la strada dell’astensione) scelgono di infischiarsene e decidono di fare di testa propria.

Da dove vengono i voti per il presidente della Repubblica? E la domanda successiva è: che tipo di segnale lanciano? Secondo i retroscena più accreditati – certo si tratta di voci, sussurri, boatos ma con qualche pezza d’appoggio carpita nel cortile di Montecitorio… – i voti a Mattarella vengono per l’80% da grillini non contiani e un 20% da elettori del Pd e centristi. Un pacchetto consistente di voti che testimonia certo l’apprezzamento e l’omaggio all’attuale capo dello stato ma anche qualcosa di più. Considerando che Draghi resta sempre sullo sfondo (oggi il premier ha telefonato a Berlusconi per informarsi sulle sue condizioni di salute e augurargli una pronta guarigione), l’insistenza su Mattarella può significare anche l’auspicio per la conferma del ‘ticket’ Mattarella-Draghi. una conferma dello status quo che risolverebbe un pericoloso stallo, quale quello che si profila all’orizzonte in un momento delicatissimo per il Paese (l’Ucraina, la crisi energetica, il Pnrr, il Covid non ancora sconfitto), eviterebbe una crisi di governo e soprattutto annullerebbe il rischio di elezioni anticipate che sono viste come un incubo da una buona parte di questo Parlamento.

Ma sono solo suggestioni indotte da quei 166 voti. Per restare ai fatti la cronaca della corsa al Quirinale racconta che lo stallo prosegue, anche se molti vedono concretizzarsi qualche passo in avanti e Matteo Salvini, che parla a nome del centrodestra e si mostra ottimista, vede il traguardo vicino: “Domani potrebbe essere il giorno decisivo” ha ripetuto più volte nel corso della giornata il leader della Lega tra un vertice e l’altro. Però non si capisce bene se domani verrà fuori il “nome condiviso” col centrosinistra o addirittura l’elezione del nuovo capo dello stato. Ma sono in molti a ritenere che sia ancora troppo presto e che ci vorranno diverse votazioni prima di arrivare ad una soluzione. Resta il fatto che nomi credibili per mettere d’accordo destra e sinistra ancora non ne sono stati ufficialmente fatti, a parte i tre del centrodestra che sembrano ormai senza speranze. Sui giornali invece i nomi si fanno, da Casini al costituzionalista Sabino Cassese, a Elisabetta Belloni, capo dei servizi di sicurezza, l’ambasciatrice che oggi a sorpresa ha ricevuto anche l’endorsement della Meloni…

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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