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venerdì, 23 Febbraio 2024

Ucraina, Draghi “l’Italia non si volta dall’altra parte”. Rispetto sovranità condizione di pace duratura

Il premier Mario Draghi torna davanti a Parlamento per spiegare una volta di più che, di fronte all’attacco sferrato da Mosca, “l’Italia non intende voltarsi dall’altra parte”. Le immagini che ci arrivano dalle città dell’Ucraina “in lotta per la libertà dell’Europa” e “l’eroica resistenza del popolo ucraino, ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili”. Per Draghi l’invasione russa “non riguarda soltanto l’Ucraina. È un attacco alla nostra concezione dei rapporti tra Stati. Non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove la guerra è un modo accettabile per espandere la propria area di influenza”.

Aggressione

Secondo il presidente del Consiglio: “Tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio la pace e la sicurezza in Europa. Non possiamo lasciare che questo accada. Il rispetto della sovranità democratica è una condizione alla base di una pace duratura”. Tuttavia, mentre “condanniamo la posizione del presidente Putin, dobbiamo ricordarci che questo non è uno scontro contro la nazione e i suoi cittadini, molti dei quali non approvano. Sono circa 6 mila le persone arrestate per aver manifestato contro l’invasione. Ammiro il coraggio di chi vi prende parte”.

Emergenza umanitaria

Altro capitolo l’emergenza umanitaria. “L’Italia è impegnata in prima linea dal punto di vista umanitario e migratorio. Per quanto riguarda i rifugiati siamo impegnati nell’attivazione di corridoi speciali per i minori orfani, perché possano raggiungere l’Italia al più presto e in sicurezza. In Ucraina poi sono presenti circa 2.300 nostri connazionali, di cui oltre 1.600 residenti. Il personale dell’Ambasciata a Kiev si è spostato nella Residenza dell’Ambasciatore insieme a un gruppo di connazionali, 87 persone inclusi minori e neonati. È previsto un piano di evacuazione.

Pre-allerta

L’Italia è presente anche sul piano militare, in coordinamento con la NATO. In Lettonia sono presenti 239 unità. Le forze aeree schierate in Romania saranno raddoppiate e forze navali sono già in navigazione. In stato di pre-allerta primo gruppo di 1.400 militari e un secondo di 2 mila unità. Inoltre. ha ricordato Draghi, “l’Italia ha risposto all’appello del presidente Zelensky con equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari”. Roma con le altre capitali UE ha “adottato tempestivamente sanzioni senza precedenti nei confronti della Russia. Misure che colpiscono anche il presidente Putin e il ministro Lavrov. L’Italia è pronta a ulteriori misure restrittive, ove fossero necessarie. In particolare, ulteriori misure mirate contro gli oligarchi”.

Semplificare

Sul fronte interno governo al lavoro “per mitigare l’impatto di eventuali problemi sulle forniture energetiche”. Il governo ha allo studio misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia. Le opzioni riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da Algeria e Azerbaijan. Per evitare il rischio di black out si dovrà “adottare una maggiore flessibilità sui consumi di gas”. Ma spingere anche su tutte le possibili alternative, inclusi “incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio”. Indispensabile per assicurare la sicurezza energetica del Paese “semplificare le procedure”. Draghi batte su questo tasto: “Sono il maggior ostacolo per i progetti onshore e offshore di rinnovabili”. Ma si dovrà investire anche su biometano, capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio del gasdotto TAP”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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