Nel tredicesimo giorno di guerra qualcosa si muove sul piano della diplomazia.
Mentre sembrano funzionare i corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili ucraini dalle città assediate, pur tra scambi reciproci di accuse sui colpi che continuano a piovere sui profughi (già due milioni i cittadini in fuga), si registrano timidi accenni di aperture, tutti però da verificare, da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che in un’intervista all’emittente americana Abc, si è detto disponibile, per la prima volta dall’invasione russa, a discutere con Mosca di un compromesso sui territori del Donbass filorusso e della Crimea (dal 2014 già praticamente nelle mani di Putin), con maggiore precisione “su come questi territori continueranno a vivere”.
Ma – ha aggiunto subito – niente resa, che vuol dire che Kiev non riconoscerà al momento nessuna indipendenza alle autoproclamate repubbliche, come chiede Mosca. Il presidente ucraino nel pomeriggio è stato più duro quando ha parlato al Parlamento britannico, in videocollegamento, raccogliendo una standing ovation da parte dei parlamentari inglesi, il premier Johnson in prima fila in piedi ad applaudire.
“Non cederemo, combatteremo fino alla fine per la nostra libertà”, ha detto Zelensky, “ma abbiamo bisogno del vostro aiuto”. “La Nato non si è comportata come doveva nella sua risposta dopo l’attacco russo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia e nel non imporre una no-fly zone sui cieli dell’Ucraina” è stata la rinnovata critica di Zelensky all’alleanza militare occidentale e alla sua ‘timidezza’ sulla crisi ucraina. Essere o non essere, la domanda shakespeariana che si è posto il presidente ucraino, rispondendosi subito dopo con un “La nostra risposta è sì, che vogliamo esistere”. “Noi non vogliamo perdere ciò che è nostro come un tempo voi non avete voluto arrendervi di fronte all’invasione nazista”, ha concluso.
Domani ad Antalya, in Turchia, auspice il presidente Erdogan, si incontreranno il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, e quello ucraino, Dmytro Kuleba, mentre prosegue il pressing dell’Unione europea sulla Cina perchè intervenga su Putin per un cessate il fuoco.
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