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domenica, 3 Luglio 2022

Bombe su Donetsk, decine di morti. Putin accusa l’Ucraina che nega. Pressing Usa sulla Cina

Strage di civili a Donetsk, capitale dell’autoproclamata e omonima repubblica a maggioranza russofona nel sud-est dell’Ucraina, riconosciuta da Vladimir Putin il giorno prima dell’invasione.

Nel raid forse sono state usate bombe a grappolo: una serie di esplosioni ha provocato almeno venti morti e decine di feriti nel centro della città. Rimpallo di responsabilità tra Mosca e Kiev sulla paternità dell’attacco. Nel corso di un colloquio telefonico con il premier israeliano Naftali Bennett, impegnato in un tentativo di mediazione, il presidente russo ha denunciato la “barbara azione” compiuta dagli ucraini a Donetsk. Secondo quanto ha riferito il Cremlino, Putin ha accusato Kiev – che ha invece rinviato l’accusa al mittente attribuendo la responsabilità del raid alle forze di Mosca – di aver usato “bombe a grappolo contro i civili”.

Nel diciannovesimo giorno di guerra continuano senza sosta i raid e i bombardamenti sul Paese. All’alba missili russi hanno colpito alla periferia di Kiev una fabbrica dove si producono aerei Antonov e, sempre nella capitale, un missile ha colpito un edificio residenziale di 9 piani, almeno due persone sono morte e tre sono rimaste ferite. Per i media ucraini è stata colpita anche la torre della Tv di Rivne. Attacchi anche a Kharkiv. E’ morta la donna incinta che era stata evacuata dall’ospedale pediatrico di Mariupol la cui foto aveva fatto il giro del mondo. Un altro giornalista straniero è rimasto gravemente ferito mentre seguiva la guerra in Ucraina: è un corrispondente britannico che ha riportato fratture da schegge ad entrambe le gambe, Ora è in ospedale in terapia intensiva.

Quanto al fronte delle iniziative diplomatiche si muove poco o nulla. Aggiornato il quarto round dei colloqui russo-ucraini svoltosi in videoconferenza, riprende domani. Israele prosegue i suoi tentativi di mediazione. Ma è lo steso presidente Zelensky ad ammettere che la trattativa è “difficile”. Anche l’atteso incontro a Roma tra il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa Jack Sullivan e il capo della diplomazia del partito comunista cinese Yang Jiechi non ha partorito effetti positivi nella ricerca di un cessate il fuoco. Il colloquio – una maratona di otto ore – ha però consentito agli Usa di esprimere in modo chiaro a Pechino le preoccupazioni di Washington rispetto ad un coinvolgimento della Cina nella guerra in Ucraina e ribadire, sempre a Pechino, che “qualsiasi tipo di supporto a Mosca, militare o economico (ad esempio consentendo a Mosca di aggirare le sanzioni occidentali, ndr), comporterà delle conseguenze”. Linguaggio chiaro. Un punto fermo in una giornata che ha visto circolare voci sul fatto che Mosca avrebbe chiesto a Pechino assistenza sul piano militare e che Pechino non si sarebbe dimostrato insensibile alla richiesta dell’alleato. “Disinformazione dell’Occidente” il commento cinese.

L’altro elemento saliente della giornata, dopo i missili di ieri sulla base militare vicino Leopoli, quasi al confine con la Polonia, la minaccia di Mosca: “Nessuna pietà per i mercenari stranieri”. Le truppe russe hanno identificato tutte le postazioni dei combattenti stranieri in Ucraina e gli attacchi continueranno “senza pietà” ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, secondo quanto riporta Interfax. “Conosciamo tutti i luoghi in cui si trovano i mercenari stranieri in Ucraina – ha precisato -. Continueranno a essere colpiti, come successo ieri nel villaggio di Starichi e nella base militare di Yavoriv. Non ci sarà pietà per i mercenari, non importa dove si trovino”. “Alcuni paesi occidentali incoraggiano il coinvolgimento dei loro cittadini nell’azione militare contro le unità russe – ha aggiunto –. La responsabilità della loro morte sarà solo delle amministrazioni di questi paesi”.

Quest’avvertimento mentre fonti russe parlano di 40.000 volontari siriani pronti ad arruolarsi nelle forze armate russe per combattere contro gli ucraini (400 di questi volontari sarebbero già nel paese) e si fanno, se possibile, ancora più minacciose le parole di Ramzan Kadyrov, il feroce leader ceceno fedelissimo di Vladimir Putin, che già sarebbe a Ivankov, nel distretto di Kiev, nascosto in un seminterrato, come affermano le autorità ucraine. Kadyrov e i suoi hanno come missione dichiarata quella di far fuori Zelensky al quale il presidente ceceno in mimetica si è rivolto direttamente in un ideo postato su Telegram. Il video lo riprende mentre elabora piani di guerra con altri soldati. “L’altro giorno eravamo a circa 20 chilometri da voi nazisti, ora siamo ancora più vicino” afferma Kadyrov esortando le forze ucraine ad arrendersi “o vi finiremo”. Parole che hanno indotto un ex-parlamentare ucraino Yevhen Rybchynsky a promettere una casa con 40 acri di terreno a chi riuscirà ad uccidere Kadyrov “vergogna del popolo ceceno”…

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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