31.5 C
Roma
martedì, 9 Agosto 2022

Usa-Cina, a Roma colloquio Sullivan-Yang Jiechi. Ucraina, ma anche il momento non facile tra Washington e Pechino

Colloquio a Roma tra il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e il responsabile esteri del Partito comunista cinese, Yang Jiechi. Uno scambio di opinioni ad alto livello sulle relazioni Cina-USA e sull’attualità internazionale, con in primo piano l’Ucraina. L’incontro è stato preceduto da uno pseudo scoop di Financial Times e New York Times su una presunta richiesta dei armi della Russia a Pechino.

Segnale

Da parte cinese si è preferito sottolineare come l’incontro Yang-Sullivan, a quattro mesi dal vertice virtuale tra Biden e Xi Jinping, dimostri che il meccanismo di comunicazione di alto rango tra Cina e USA funzioni stabilmente. E questo è sicuramente un segnale positivo per il mondo in un periodo tanto drammatico. Esperti cinesi, citati dal quotidiano Global Times, rilevano come Pechino, ma anche India, Turchia, Israele e Sud Africa si stiano muovendo a livello diplomatico sulla crisi Ucraina in modo indipendente. Sulla base dei propri interessi, della loro comprensione della questione e dell’equità nelle relazioni internazionali, piuttosto che semplicemente seguire gli Stati Uniti o la Russia. E sono questi Paesi quelli che possono davvero contribuire alla mediazione del conflitto. Poiché solo quelli che sono veramente neutrali saranno accettati dalle parti in guerra come mediatori.

Significato

In una fase di vera e propria rinnovata Guerra fredda tra Washington e Mosca, è fondamentale che gli Stati Uniti comprendano la posizione della Cina. Li Haidong, professore all’Institute of International Relations of China Foreign Affairs University, ha dichiarato al Global Times: “Ovviamente, gli Stati Uniti si aspettano che la Cina faccia incondizionatamente ciò che dicono oppure puniranno anche la Cina”. Ma ciò è “totalmente all’opposto dei principi di rispetto reciproco, convivenza pacifica e cooperazione vantaggiosa” da sempre sostenuti da Pechino. Se gli Stati Uniti continueranno a trattare con la Cina in questo modo, il dialogo sarà di fatto privo di significato.

Legami

Li rimarca: “Speriamo che gli Stati Uniti non rovinino i loro legami con la Cina come hanno fatto con la Russia. Hanno commesso un enorme errore nel trattare con la Russia e stanno commettendo errori nel trattare con la Cina”. Da molte parti ci si aspetta che Pechino si faccia mediatore con la Russia, ma occorre anche avere la consapevolezza che è inutile cercare di creare discordia tra i due Paesi. Insomma, non è produttivo il tentativo di costringere la comunità internazionale in blocco a sostenere la linea delle sanzioni per piegare le ginocchia a Mosca. Secondo Pechino, gli Stati Uniti dovrebbero assumere una visione più ragionevole delle relazioni bilaterali e dell’ordine globale. E dovrebbero riconsiderare i loro approcci sia nei confronti della Cina che della Russia, capendo che le pressioni, le sanzioni o altro non risolveranno mai alcun problema.

Preoccupazioni

Oltre al conflitto Russia-Ucraina sul tavolo anche altri temi caldi come il cambiamento climatico, la questione della penisola coreana e l’accordo sul nucleare iraniano. La speranza è che le differenze di valutazione non impongano alle prime due potenze economiche mondiali di tagliare i canali di comunicazione, poiché ci sono molte questioni su cui le due parti condividono preoccupazioni comuni. La Cina è il più grande esportatore mondiale, il più grande partner commerciale dell’Unione Europea e il primo fornitore estero di merci verso gli Stati Uniti.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

Altro dall'autore

Articoli più letti