Ventitreesimo giorno di guerra in Ucraina.
Mentre una folla festante di 80.000 persone riunite in uno stadio di Mosca inneggia a Vladimir Putin e intona il coro “Russia, Russia”, non rallentano gli attacchi dell’esercito della Federazione russa anche dal cielo sulle maggiori città ucraine cinte d’assedio.
Bombe sono cadute per la prima volta alla periferia di Leopoli, a ovest del paese, nei pressi dell’aeroporto, a pochi chilometri dal confine con la Polonia. Nello stesso tempo non si attenua la resistenza ucraina. Secondo il Pentagono, in oltre tre settimane di conflitto, Mosca avrebbe lanciato più di mille missili. Continua il martirio per gli abitanti di Mariupol colpita ogni giorno dai 50 ai 100 proiettili di artiglieria: 20 mila i morti. Le bombe continuano a cadere anche su Kiev, mentre a Chernihiv è stato ucciso un civile americano, James Whitney Hill. “Centinaia di persone sono ancora sotto le macerie del teatro di Mariupol” ha denunciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo ultimo video messaggio, un messaggio in cui promette che i russi pagheranno per “migliaia di cuori il cui battito è stato fermato da questa guerra”. Ma secondo l’amministrazione comunale della città l’attacco al teatro di Mariupol “ha causato un ferito grave e nessun morto”.
Nelle stesse ore, da Putin, un’altra doccia fredda sulle speranze di un accordo per il cessate il fuoco, alimentate ieri da dichiarazioni da parte ucraina. Il presidente russo – anche per contestare e ribaltare la narrazione occidentale sulla crescita del dissenso interno nei suoi confronti per l’invasione dell’Ucraina – si è concesso un bagno di folla da ottantamila sostenitori riuniti allo stadio Luzniki per celebrare l’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea, tra sventolio di bandiere nazionali e cori di “Russia, Russia” in un tripudio pro-Putin. Parlando da un palco issato al centro dello stadio il presidente russo ha ricordato l’operazione che portò nel 2014 all’annessione della penisola ed ha parlato del ‘genocidio’ che gli ucraini starebbero attuando nei confronti della minoranza russofona del Donbass (motivo per cui ha deciso l’invasione il 24 febbraio scorso). Visibilmente soddisfatto per l’entusiasmo manifestatogli da migliaia di moscoviti, Putin ha fatto capire che l’invasione andrà avanti fino al conseguimento degli obbiettivi originali. Quindi, per il momento, nessuno stop alla guerra, o all'”operazione militare speciale” come lui continua a chiamare l’invasione. “Sappiamo cosa deve essere fatto, a spese di chi e come farlo. E sicuramente attueremo tutti i piani” ha detto lo zar del Cremlino che ha elogiato l’eroismo dei soldati russi e sottolineato l'”unità che da tempo non si vedeva”.
Grosse speranze erano riposte nel colloquio in videoconferenza tra Joe Biden e il leader cinese Xi Jinping. Ma il risultato del colloquio non ha cambiato di molto il quadro generale. L’alleanza Russia-Cina non è stata scalfita dalle argomentazioni americane, Pechino non ha (ancora) condannato la guerra scatenata da Putin nè ha condiviso le sanzioni occidentali ma almeno ha dichiarato che “la guerra non è nell’interesse di nessuno” e che Cina e Usa dovrebbero collaborare per la pace e la sicurezza internazionali. “Le relazioni tra Cina e Usa non possono arrivare alla fase dello scontro, che non è nell’interesse di nessuno” ha dichiarato il presidente cinese in riferimento alla crisi in Ucraina. “La crisi ucraina è qualcosa che non vogliamo vedere”, ha detto Xi, citato dal Quotidiano del Popolo, organo di stampa del Partito Comunista Cinese. “Gli eventi mostrano ancora una volta che le relazioni tra Stati non possono arrivare al punto di scontro. Conflitto e confronto non sono nell’interesse di nessuno” ha scandito Xi aggiungendo che “la pace e la sicurezza sono i tesori più preziosi della comunità internazionale”. E Cina e Usa in quanto membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e delle due maggiori economie, “non dovrebbero solo guidare le relazioni bilaterali perché si sviluppino lungo la strada giusta, ma anche assumersi la responsabilità internazionale di mantenere la pace globale”. Biden ha convenuto ma ha anche ribadito direttamente al presidente cinese la sua posizione rispetto all’invasione dell’Ucraina da parte di colui che ha chiamato “criminale di guerra”: se Pechino supporterà Putin nella guerra ne pagherà le conseguenze.
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