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mercoledì, 1 Febbraio 2023

“Accordo possibile in dieci giorni”, la speranza nelle parole del negoziatore ucraino

Più che gli scontri sul terreno, oggi la notizia è quella legata ad uno spiraglio di pace, una possibile intesa, tra Ucraina e Russia.

Al ventiduesimo giorno di guerra, con le stragi di civili che ormai registrano vittime a centinaia se non migliaia – e, sempre in migliaia, i morti tra i soldati dell’esercito di Putin – la speranza di un stop capace di interrompere la mattanza in atto si è manifestata nelle parole del capo-negoziatore ucraino: “Una accordo con la Russia è possibile in dieci giorni”.

“Potrebbero essere necessari da pochi giorni a una settimana e mezza per trovare un accordo sui punti controversi” nei negoziati tra le delegazioni russa e ucraina, ha detto testualmente il capo negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak in un’intervista ai media polacchi. “La firma di un accordo di pace porrà fine alla fase acuta del conflitto, ci permetterà di onorare tutti coloro che sono stati uccisi e iniziare la ricostruzione del Paese. Ma dubito che per gli ucraini la guerra finirà lì, non dopo tutto quello che abbiamo passato” ha aggiunto il consigliere di Zelensky secondo il quale la posizione della Federazione russa nei negoziati con l’Ucraina “si è ammorbidita: ora, rispetto alla posizione iniziale, stanno giudicando il mondo in modo più obiettivo e si stanno comportando in modo molto corretto”.

In più, è molto intensa l’attività di mediazione internazionale. Si sta muovendo la Turchia: il ministro degli Esteri di Ankara, Cavusoglu, parla di un possibile incontro Putin-Zelensky, mentre sicuramente c’è stato un nuovo colloquio tra il presidente russo e Erdogan. Con Putin parlerà domani il presidente francese Macron. E sempre domani importante colloquio tra il presidente americano Joe Biden – che ha definito Putin un “criminale di guerra” suscitando la violenta reazione di Mosca – e il leader cinese Xi. Un altro segno che potrebbe essere interpretato positivamente a testimonianza di un clima diverso sono le dichiarazioni del portavoce di Putin, Dmitry Peskov, secondo il quale “la firma di un accordo con l’Ucraina dopo un negoziato chiaro su tutte le questioni, e la sua attuazione, potrebbe fermare molto velocemente gli eventi in corso in Ucraina”.

Intanto non cessa l’attivismo diplomatico di Zelensky che intensifica le relazioni con i paesi amici. Ieri l’intervento in video-conferenza al Congresso Usa dopo quello dei giorni scorsi a Westminster. Oggi il presidente ucraino ha parlato alla Camera bassa del Parlamento tedesco. Se ieri ai congressmen americani ha ricordato Pearl Harbour e l’11 Settembre, oggi ai parlamentari tedeschi ha parlato del muro di Berlino.  “A ogni bomba si alza un muro tra Ucraina e Ue” ha detto, dopo essere stato accolto con un’ovazione dal Bundestag. “È difficile sopravvivere senza il sostegno del mondo, è difficile senza il vostro aiuto per l’Ucraina e l’Europa» ha continuato Zelensky non evitando di criticare le timidezze della Germania e dell’Europa tutta nel sostegno all’Ucraina. Citando poi Reagan che chiese a Gorbaciov di “tirare giù il muro” di Berlino, ha chiesto al cancelliere tedesco Scholz di buttare giù questo muro, “mostrando la leadership che la Germania merita”.

E domani tocca all’Italia. Il 22 marzo alle 11, Zelensky interverrà a Montecitorio collegato in video e si rivolgerà a deputati e senatori. Oltre al presidente ucraino interverrà solo il premier Mario Draghi che oggi in conferenza stampa ha detto che l’Italia “lavora per la pace, ma da parte del presidente Putin non c’è volontà di cercare la pace, c’è volontà di continuare la guerra”. “I discorsi sui miglioramenti e progressi sui colloqui di pace sono stati smentiti stamattina dalla stessa Russia. Nei contatti sembra aprirsi una speranza che viene poi puntualmente smentita” ma “la pace va cercata ad ogni costo” ha concluso.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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