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martedì, 9 Agosto 2022

Governo, l’adunata degli sfascisti che puntano alla crisi. Da Conte a S. è un turbinio. Draghi riferisce a Mattarella

Conte mostra i muscoli sulle spese militari. Il rinnovato capo pentastellato cerca di far uscire il partito dal declino di consensi e mette a rischio il governo. Nel bel mezzo di una crisi internazionale di sicurezza ed economica, il neo capopopolo grillino fa il Masaniello. Il governo Draghi traballa pericolosamente, tanto che il presidente del Consiglio è salito al Quirinale per riferire a Mattarella.

Irresponsabilità

Il segretario Pd Enrico Letta segue la situazione “con preoccupazione”. Matteo Renzi si affida a Twitter: “Draghi è uno statista, Conte è un populista. Noi stiamo con Draghi, noi stiamo con l’Italia”. Sulle spese militari tiene bordone a Conte il leghista S. Poi, insieme al sodale di centrodestra B., apre un altro fronte contro l’esecutivo, sparando la fola di nuove tasse sulla casa. Unico scopo contrastare una riforma di civiltà come quella del catasto. Il partito dell’irresponsabilità torna a minacciare l’Italia e gli italiani. Le batoste degli ultimi anni non hanno insegnato davvero nulla a questi ammazzasette del nulla. Sono sempre lì, pronti a far cagnara ora su questo ora su quello. Tanto per dar fiato ai polmoni e cercare di far presa sulla minoranza meno attrezzata dei cittadini, quelli che hanno creduto a tutto: alle scie chimiche, al no vaxismo e ora trovano buone ragioni anche nelle carneficine di Putin.

Barzelletta

Operetta, barzelletta verrebbe da dire. Purtroppo non è così, questi sfascisti sono in servizio permanente effettivo. Nel colloquio di un’ora e mezza a Palazzo Chigi, Draghi ha parlato chiaro a Conte: “Il governo intende rispettare e ribadire con decisione gli impegni Nato sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil”. L’avvocato del popolo cerca di arrabattarsi. Si arrampica sugli specchi, richiamando una realtà tutta illusoria: “Siamo il partito di maggioranza relativa e abbiamo diritto a essere ascoltati”. Ascoltati certo, ma non per fare propaganda spicciola. Fonti della presidenza del Consiglio rimarcano: “Non possono essere messi in discussione gli impegni assunti, in un momento così delicato alle porte dell’Europa. Se ciò avvenisse verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza”. Un politico navigato come Pier Luigi Bersani, esponente di un partito non certo ‘militarista’, segnala: “L’impegno al 2% del Pil per le spese militari esiste da un accordo del 2014, lo abbiamo sempre ribadito in tutte le salse”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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