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lunedì, 27 Maggio 2024

Bucha: Zelensky accusa i russi, “Genocidio”. Mosca “Fake news, siete stati voi”. Per Usa e Ue “crimine di guerra”

Come la strage di My Lai (più di 500 vittime vietnamite, soprattutto anziani, donne e bambini) compiuta dai soldati americani in Vietnam nel 1968 cambiò la percezione dell’opinione pubblica Usa rispetto alla guerra nel sud-est asiatico finendo in qualche modo per contribuire ad accelerare i negoziati di pace tra Washington e Hanoi, così potrebbe avvenire per il massacro di Bucha, la cittadina a nord-ovest di Kiev abbandonata dall’esercito di Putin e riconquistata dalle forze armate ucraine dove è emerso l’orrore di una terribile strage.

Decine, centinaia di corpi di civili, molti in fosse comuni, tanti altri tra strade e palazzi distrutti, carcasse di carri armati e blindati ma anche di vetture private. A Bucha Kiev ha denunciato il ritrovamento dei corpi di 410 civili brutalmente assassinati, alcuni con le mani legate dietro la schiera con un nastro bianco, quello che i cittadini in fuga arrotolano intorno al braccio per evitare di essere presi di mira dai soldati, altri sull’asfalto accanto alle loro auto crivellate di colpi, altri ancora finiti con un colpo alla testa.

Il mondo intero è inorridito, le foto delle agenzie internazionali parlano chiaro, provocano shock e il presidente Zelenky ha immediatamente parlato di “genocidio” da parte dei russi che vogliono “spazzare via l’intera nazione”. Ma come avviene in guerra, in tutte le guerre, l’imputato per terribili atrocità ribalta le accuse e respinge ogni responsabilità. “Mosca nega di aver ucciso civili a Bucha” ha detto il ministero della Difesa russo, secondo quanto riporta la Tass, bollando le foto ed i video sui morti di Bucha come ‘fake’ prodotti da Kiev ad uso dei media occidentali. Mosca ha aggiunto che la cittadina è stata bombardata dagli ucraini quando era ancora controllata dai russi e che finchè i russi sono rimasti in città i civili potevano muoversi liberamente.

Ma l’occidente intero, dall’Europa agli Usa, dalla Nato all’Onu, punta il dito contro i i soldati di Putin. “Le immagini dei crimini commessi a Bucha e nelle altre aree liberate dall’esercito ucraino lasciano attoniti. La crudeltà dei massacri di civili inermi è spaventosa e insopportabile. Le autorità russe devono cessare subito le ostilità, interrompere le violenze contro i civili, e dovranno rendere conto di quanto accaduto. L’Italia condanna con assoluta fermezza questi orrori, e esprime piena vicinanza e solidarietà all’Ucraina e ai suoi cittadini” ha dichiarato il premier Mario Draghi. “Dobbiamo fare chiarezza su questi crimini dei militari russi” dice il cancelliere tedesco Olaf Scholz chiedendo che il comitato internazionale della Croce rossa abbia accesso all’area per documentare in modo indipendente le atrocità. Il presidente francese Emmanuel Macron ha denunciato le immagini “insostenibili” provenienti da Buch. “Sconvolta dalle notizie di indicibili orrori nelle aree da cui si sono ritirati i russi. Un’inchiesta indipendente è necessaria e urgente” ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “Vanno imposte sanzioni ancora più dure” alla Russia, chiede la presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola. Anche il capo della diplomazia Usa Antony Blinken e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg hanno condannato le atrocità contro i civili attribuite ai russi a Bucha. “Quelle immagini sono un pugno allo stomaco”, ha reagito Blinken, ribadendo che gli Usa stanno documentando eventuali “crimini di guerra”, senza però dire se li considera crimini contro l’umanità o genocidio. Quelle di Bucha sono violenze “orribili”, ha detto Stoltenberg denunciando una “brutalità inedita in Europa da decenni”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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