Tunisia, mistero petroliera affondata. Contrabbando dalla Libia? Rischio ambientale, Marina militare con nave Vega in aiuto a Tunisi

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petroliera
(foto marina.difesa.it)

Alone di mistero intorno alla petroliera Xelo, battente bandiera della Guinea Equatoriale, affondata davanti alle coste tunisine. L’autorità del porto egiziano di Damietta ha smentito che la nave sia partita dallo scalo sul delta del Nilo. Esiste così il sospetto che il bastimento possa essere coinvolto nel contrabbando di petrolio dalla Libia. La petroliera trasporterebbe un carico di 750 tonnellate di carburante. Una potenziale ‘bomba’ ecologica nel golfo di Gabès, che si estende per oltre 200 km tra la città di Sfax a nord e l’isola di Djerba a sud.

Mediterraneo

Il golfo si trova in una posizione privilegiata al centro del Mediterraneo e costituisce una delle più importanti aree di pesca della Tunisia. La città di Gabès ospita il 61% della flotta da pesca tunisina. Gruppi ambientalisti denunciano da tempo i rischi per l’area derivanti dall’inquinamento industriale delle fabbriche di acido fosforico e di fertilizzanti chimici. Il Wwf Tunisie parla di “una vera e propria corsa contro il tempo per scongiurare una catastrofe ambientale”. Secondo il ministro dei Trasporti tunisino che non si è registrata al momento alcuna perdita. Il presidente tunisino, Kais Saied, ha incaricato la Marina militare di supervisionare le operazioni.

Pattugliatore

L’Italia ha offerto il suo aiuto. Il pattugliatore d’altura Vega è arrivato nelle acque antistanti il porto di Gabes. È stato autorizzato dalle autorità tunisine ad avvicinarsi al punto dove è affondata la nave. L’unità della Marina fornirà assistenza alle operazioni condotte dalle autorità tunisine per la messa in sicurezza della zona. Nave Vega sta approntando il team del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) per procedere a ispezionare il relitto con l’impiego di mezzi a pilotaggio remoto e fornire alle autorità tunisine elementi utili a valutare la situazione e definire le azioni da attuare. I pattugliatori della Classe Cassiopea, di cui il Vega è l’unità più recente, sono stati realizzati nell’ambito della legge sulla “difesa del mare” e sono equipaggiati con attrezzature specifiche per la lotta all’inquinamento marino.

Cisterne vuote

Dopo un’ispezione di sommozzatori tunisini e italiani, il responsabile dell’unità di crisi, Mezri Letaief, ha annunciato che la petroliera affondata non trasporta carburante, Nei suoi serbatoi c’è soltanto acqua di mare. Scongiurata la catastrofe ecologica, la giustizia tunisina ha aperto un’indagine per determinare le cause dell’affondamento e la natura dell’attività della petroliera.