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sabato, 13 Agosto 2022

Senato, M5s in panne. Stefania Craxi (FI) eletta presidente della Commissione esteri. Quella notte a Sigonella…

L’ex premier Conte è incavolato nero. Ma ad aver messo il Movimento in panne sembra essere stato proprio lui, il presidente 5 stelle. Al Senato, dopo i clamori sul caso del grillino filo-Putin Petrocelli, si votava per il nuovo presidente della Commissione esteri. Alla fine ha vinto Stefania Craxi, figlia primogenita del leader socialista Bettino ed esponente di Forza Italia. Con 12 voti ha surclassato il pentastellato Licheri, messo in lizza proprio da Conte con il sostegno della sua vice, Paola Taverna, che è anche vicepresidente del Senato.

Tenuto fede

Il Pd ha tenuto fede nell’urna alla parola data all’ex premier del governo giallorosso. Ma il fronte della destra e dei pentastellati cacciati dal Movimento si è dimostrato insuperabile. Tra i non grillini forse ci sarebbe stata più benevolenza se la candidata del Movimento fosse stata magari Simona Nocerino, considerata vicina al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Ma Conte ha voluto tirare dritto e il ‘suo’ Licheri ha preso la seconda tranvata. Qualche mese fa, sempre con l’appoggio del capo del partito, aveva corso per la carica di capogruppo dei senatori 5s. Ne era uscito con le ossa rotte, battuto da Mariolina Castellone.

Ricostruzione

Secondo una ricostruzione dell’agenzia AGI, a Stefania Craxi sono andati i voti del centrodestra, del gruppo Misto e di Cal, gli ex grillini espulsi. Scheda bianca ha votato l’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Il quale ha commentato con sarcasmo la performance 5s: “Era ovvio che sarebbe finita così. Ci vuole una regia politica, senza si fa fatica ad andare avanti”. Stefania Craxi dopo la clamorosa elezione ha commentato: “Con onore e con grande senso di responsabilità mi accingo a ricoprire il ruolo di presidente. In uno scenario internazionale delicato, che non consente tentennamenti ed equivoci di sorta e che richiede al contempo un surplus di diplomazia”. La politica estera di “un grande Paese come l’Italia non può non avere chiari connotati atlantici, un atlantismo della ragione che non ammette deroghe, ma non accetta subalternità”.

Bettino

Subalternità a Washington che non dimostrò certamente Bettino Craxi, quando da presidente del Consiglio, gestì nell’ottobre 1985 la cosiddetta crisi di Sigonella. Terroristi palestinesi avevano dirottato la nave da crociera Achille Lauro e ucciso un passeggero infermo di origini ebraiche, Leon Klinghoffer. Craxi vuole salvare gli altri ostaggi e gioca la carta della trattativa. Ma il presidente USA Reagan la pensa diversamente e fa dirottare verso la base americana di Sigonella il velivolo con i terroristi a bordo. Sulla pista dell’aeroporto siciliano è quasi scontro tra carabinieri e marines. Sigonella è suolo italiano, italiana è la nave e per Craxi la giurisdizione è dell’Italia. I quattro del commando palestinese vengono arrestati e saranno condannati all’ergastolo. Il mediatore dell’OLP viene lasciato andare, anche se poi verrà riconosciuto come mandante e condannato a vita in contumacia.

Decisionista

Craxi riteneva decisiva la stabilità nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Dimostrò che i legami di amicizia con gli Stati Uniti potevano coesistere con i principi della giustizia internazionale. Il giornalista de La Stampa, Fabio Martini, ricorda: “Era una decisionista. Quando arrivava il momento di decidere, decideva. Non fu semplice accerchiare i soldati americani a Sigonella. Lui prese la decisione in pochi minuti. Perché, perso l’attimo, l’umiliazione inferta dagli americani sarebbe passata senza sanzione”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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