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mercoledì, 6 Luglio 2022

Italiani stufi della guerra i più filorussi d’Europa mentre Draghi (con in mente un piano di pace) e’ il più pro Kiev nella Ue

Gli italiani sono stufi della guerra e soprattutto di ciò che sta portando e di ciò che potrà portare. Forse anche anche sulla scia di questa disaffezione che produce un fenomeno cosiddetto di ”shadow-war” (i dibattitti sul tema sono sempre meno seguiti) sta prendendo piede anche un altro sentimento, l’indifferenza. Gli italiani hanno paura delle conseguenze che il conflitto sta portando e vorrebbe una fine immediata della guerra. A qualsiasi costo, anche se ciò dovesse significare concessioni territoriali alla Russia da parte di Kiev. Tanto quasi tutti sono convinti che Mosca alla fine vincerà. Per questo l’Italia è il paese che in Europa ha meno empatizzato con l’Ucraina. Secondo un sondaggio, realizzato da Datapraxis e YouGov, il 27% degli italiani imputa la responsabilità della guerra proprio a Zelensky (Finlandia solo il 5% cosi come la Svezia. Gran Bretagna il 10% come la Polonia. La Germania il 20% e la Francia il 18%). Altro dato significativo, in Italia sono il 39% a pensare che sia la Russia l’ostacolo principale al raggiungimento della pace. Ma ben il 35% anche qui largamente primi in Europa, con francesi e tedeschi rispettivamente al 23 ed al 19%, ritiene Ucraina, Ue e Stati Uniti, come i principali responsabili. Tra i paesi presi in considerazione insomma l’Italia sarebbe il più filorusso od anche il più antiamericano.

Nella Ue Draghi invece è il più forte sostenitore di Kiev. Il premier italiano si sta spendendo per convincere una Parigi tentennante ed una Germania che appare poco convinta ad un’azione comune. Anche se poi sul “treno per Kiev” sono saliti tutti e tre i maggiori leader europei. Draghi, Macron e Scholz hanno portato a Zelensky, piu che un filo di speranza per il suo ingresso in Europa, la possibilità di potersi rivendere al suo popolo questa promessa. Che comunque ha bisogno di tempi lunghi tanto da fare temere che arriverà ben prima la vittoria di Mosca. Di fatto Zelensky e’ rimasto a mani vuote dopo la missione dei leader europei. Più solidarietà che armi. Insomma l’Europa vorrebbe ma non può spingersi oltre. Quello per cui Draghi si sta battendo e’ incanalare l’evoluzione della crisi ucraina su un binario certo, non su un’alleanza condizionata dalle paure e dagli interessi dei singoli paesi europei e dell’America. L’ingresso di KIev, od anche solo la sua promessa, potrebbe dare un ruolo primario all’Europa nella crisi. L’Unione e non la Nato diventerebbe l’ombrello internazionale che garantirebbe l’Ucraina.

Piano di pace nella mente di Draghi e non solo. Il solo status di candidato ad entrare in Europa è un fatto importante già per l’oggi. Potrebbe porre le basi per una possibile trattativa. Se l’Ucraina pensasse di entrare nell’Europa, con tutte le future garanzie, militari ed economiche, potrebbe aprire all’idea di rinunciare a pezzi del suo territorio. Pur perdendo la Crimea e il Donbass (territori peraltro impossibili da riconquistare per l’Ucraina sul terreno), Zelensky potrebbe offrire in cambio al suo popolo ll futuro ingresso in occidente. E non e’ poco. Sarebbe il tipico do ut des alla base di ogni compromesso. Sempre che si arrivi ad una pace prima che Putin non si sia preso anche Odessa o magari tutta l’Ucraina.

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