Verso la conta, governo appeso a un filo. La sfida di Draghi ai partiti

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(foto governo.it)

Nel giorno più lungo e decisivo per il governo Draghi si va verso la conta al Senato tra spiragli e rotture. Regna un clima di massima incertezza con le Borse (giù) e lo spread (su) a far da termometro.

Una serie di alti e bassi si sono susseguiti da quando alle 9,30 il premier ha pronunciato a palazzo Madama il suo discorso per spiegare il perchè delle sue dimissioni una settimana fa e a quali condizioni sarebbe oggi possibile rinnovare quel patto di fiducia o di unità nazionale che su imput di Matarella lo portò a palazzo Chigi un anno e mezzo fa. Un nuovo patto che potrebbe spingerlo a non confermare le dimissioni.

Una sorta di sfida ai partiti, accolta positivamente da Pd e Italia Viva ma con ostentata freddezza da Lega e Cinquestelle che non lo hanno applaudito. I grillini contiani hanno attaccato il programma abbozzato da Draghi, e il Carroccio anzi ha sparigliato avanzando una proposta cui si è accodata Forza Italia per la formazione di un governo rinnovato sempre guidato da Draghi ma “senza il Movimento Cinquestelle”. Proposta messa nero su bianco da una risoluzione, una di quelle su cui si voterà.

In attesa della replica del premier destinata a sciogliere il mistero delle sue determinazioni e di come finirà questa giornata per il governo si è mosso anche il capo dello stato che ha sentito telefonicamente i leder di maggioranza. In aula Draghi ha spiegato le sfide che l’Italia deve affrontare, sfide che richiedono ‘un governo forte e coeso’. Al Paese ‘serve un nuovo patto di sviluppo concreto e sincero. Partiti – ha scandito per tre volte il premier – , siete pronti a ricostruire questo patto? Siete pronti? Siamo qui in quest’aula solo perchè gli italiani lo hanno chiesto. È una risposta che dovete dare non a me, ma a tutti gli italiani’. Il presidente del Consiglio ha richiamato le forze politiche alla responsabilità di portare a termine l’agenda di governo senza fare sconti e definito ‘tanto sofferte quanto dovute’ le dimissioni, respinte dal capo dello Stato, presentate il 14 luglio per il venir meno del patto di fiducia nella maggioranza: ‘L’unica strada, se vogliamo ancora restare assieme, è ricostruire daccapo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità” ha concluso Draghi.

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