Italia al voto, gli specchietti per le allodole della legge elettorale. Il Rosatellum è proporzionale e dà il pieno controllo ai partiti

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Rosatellum
(foto Francesco Pierantoni da it.wikipedia.org)

Gli italiani il prossimo 25 settembre voteranno per la seconda volta con il Rosatellum (dal nome del relatore della legge, Ettore Rosato), sistema elettorale che tutti volevano cambiare, ma che alla fine è rimasto, perché di fatto accontenta tutti. Al di là dell’apparenza è un sistema essenzialmente proporzionale, che garantisce ai partiti il pieno controllo della situazione. La legge prevede che il 61% dei seggi di Camera e Senato sia distribuito con un criterio proporzionale e soltanto il 37% con un sistema maggioritario uninominale.

Estero

Il rimanente 2% è destinato al voto degli italiani all’estero. Ma la quota maggioritaria è in realtà uno specchietto per le allodole. I candidati uninominali sono indissolubilmente collegati alle liste (ovvero ai partiti) e le forze politiche hanno un ruolo decisivo nella scelta delle candidature e nella formazione dei listini bloccati per la quota proporzionale.

Scheda

La scheda elettorale che ci viene sottoposta è unica per la quota maggioritaria e per quella proporzionale. L’elettore può esprimere il suo voto in tre modi differenti, ma con esito analogo. Se traccerà la croce sul simbolo di una lista per il proporzionale, il voto si estenderà al candidato nel collegio uninominale che quella lista sostiene. Tracciando due segni – uno sul simbolo e uno sul nome del candidato – il risultato non cambia. Infine, se l’elettore metterà la croce soltanto sul nome del candidato, il voto varrà in automatico anche per la lista che lo sostiene. Qualora il candidato sia espressione di più partiti in coalizione – cosa prevista dal Rosatellum – il voto viene diviso proporzionalmente tra questi, in base ai consensi che ognuno avrà nel collegio in questione.

Propaganda

Il Rosatellum non prevede programmi di coalizione né candidati premier di coalizione, come dimostrato da Salvini nel 2018. Il leader leghista fece approvare la regola informale di coalizione, per cui premier del centrodestra sarebbe stato il leader del partito con più voti. Questo non gli impedì di sentirsi assolutamente libero di fare poi un governo con i 5stelle. L’unità è apparente e le coalizioni sono espedienti propagandistici. Nella prima legislatura con il Rosatellumn abbiamo avuto contemporaneamente partiti, sia della coalizione di centrosinistra sia di centrodestra, in maggioranza e all’opposizione.

Premio

Il Rosatellum non assicura poi alcun premio di maggioranza, tranne nel caso in cui una lista riesca a guadagnare più del 50% dei seggi, sia alla Camera sia al Senato. Oltretutto resta il rischio concreto di maggioranze diverse a Montecitorio e a Palazzo Madama. Il sistema elettorale per i due rami del Parlamento è omogeneo, ma la distribuzione dei seggi per la Camera avviene a livello nazionale, mentre per il Senato è su base regionale.

Deterrente

Scarsissimo poi l’effetto deterrente sulla frammentazione politica della soglia di sbarramento al 3% per le liste al 10% per le coalizioni. Alla determinazione della cifra elettorale di coalizione, infatti, concorrono tutti i voti delle liste collegate che abbiano conseguito almeno l’1%, abbassando così la soglia per i partiti a questo livello davvero minimo. Per di più le liste collegate in una coalizione che non raggiunga la soglia del 10% sono comunque ammesse al riparto qualora abbiano superato il 3%. Insomma, il 25 settembre – al di là delle previsioni azzardate dei vari sondaggisti – la competizione resta aperta e il risultato dipenderà da come i singoli partiti sapranno presentare programma elettorale e candidati nel modo più attraente per gli elettori.

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