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venerdì, 9 Dicembre 2022

Letta lascia, Salvini no

Se sul trionfo della Meloni non si discute, a poche ore dalla chiusura dei seggi sono due, per tutti gli osservatori, i veri sconfitti di questa consultazione: Enrico Letta e Matteo Salvini, il secondo con la delusione leggermente – ma solo leggermente – addolcita dalla vittoria del centrodestra.

Reazioni diverse dei due alla proclamazione dei risultati: il primo, il segretario dem, decide di lasciare; l’altro, il leader del Carroccio, no, ben sapendo però che all’interno della Lega gli stanno apparecchiando un futuro prossimo complicato (un chiarimento – come ha detto Zaia – perchè c’è la necessità di “un’approfondita riflessione”).

Il primo, Letta, deluso e ‘congelato’ alla tristissima quota del 19%, vede la Meloni in viaggio sulle ali di un 26% ottenuto e trasformato in un trampolino per palazzo Chigi. L’impietosa sequela di numeri snocciolata dal Viminale costringe il segretario dem a prendere atto degli errori e ad annunciare subito che al prossimo congresso del Pd non si ricandiderà mentre aumenta all’interno del partito il numero dei nostalgici del “campo largo”. Letta lascia con la speranza di contribuire alla creazione di un nuovo Pd e non senza togliersi in coda al suo commento un paio di sassolini dalle scarpe: toglierseli per lanciarne uno contro Conte “il vero colpevole” del crollo per aver fatto cadere il governo Draghi e l’altro contro Calenda, il “fuoco amico”, inventore di quel Terzo polo (insieme al non certo amato Renzi) che ha piombato la corsa dei Democratici, sempre secondo Letta, facendoli deragliare. A quale congresso pensa Letta? “Sarà un congresso di profonda riflessione, sul concetto di un nuovo Pd che sia all’altezza di questa sfida epocale, di fronte a una destra che più destra non c’è mai stata. Assicurerò con spirito di servizio la guida del Pd fino al congresso – ha spiegato – a cui non mi presenterò da candidato”.

L’altro, Salvini, si consola con la vittoria del centrodestra ma è chiaramente insoddisfatto e non riesce a nascondere il suo sconforto per quell’8,9% che è, purtroppo per lui, solo un lontano e rinsecchito parente dell’alta percentuale raggiunta dalla Lega alle Europee del 2019. Un risultato magro, appena un pò più su di Forza Italia; un risultato ad una cifra che non gli consente più di un quarto posto nella speciale classifica delle politiche del 25 Settembre e lo piazza secondo e per distacco nella graduatoria delle squadre interna al centrodestra. Per giunta con la Meloni che ha il triplo dei suoi voti e ha pescato a man bassa consensi al Nord, proprio nel suo territorio. Una doppia negatività. Ma Salvini fa buon viso: “Ora avremo cinque anni di stabilità”, dice parlando in conferenza stampa in via Bellerio non manifestando dubbi sulla tenuta della coalizione e dicendosi anzi pronto a fare la sua parte. Il leader della Lega si complimenta per il risultato di Giorgia Meloni: “Mi sono messaggiato con Giorgia fino alle 4 di notte. Le faccio gli auguri, FdI è stata brava a fare una buona opposizione”. Poi torna sul risultato “sotto le due cifre” che non lo soddisfa: “Non è quello per cui ho lavorato”, ammette convinto che gli elettori abbiano premiato chi ha fatto opposizione e chi non vuole i termovalorizzatori ma, conclude, “gli elettori hanno sempre ragione”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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