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venerdì, 31 Marzo 2023

Brexit o non Brexit… il dilemma di un Paese che non si riprende. Ma Londra fa eccezione

Mentre la Gran Bretagna fa i conti con i dati negativi del PIL e il conseguente aumento di tasse per coprire un buco da 55 miliardi di sterline, a Londra tutto è squisitamente antico, nuovo e internazionale. L’economia di Londra è la migliore del Regno Unito, quella che ha subito di meno le oscillazioni negative del mercato, durante la pandemia. La produzione economica della capitale ha registrato un più 1,2% nel primo quadrimestre del 2022. Superando la media nazionale che è dello 0,8%. E’ la ripresa più rapida di qualsiasi regione della Gran Bretagna che, oltre alla crisi dovuta al Covid-19, ha registrato anche le perdite della Brexit. L’unica altra regione che si è ripresa bene, tornando a livelli di sviluppo economico pre pandemici è stata l’Irlanda del Nord, che rimane nel mercato unico delle merci dell’UE. Anche il Galles ha riguadagnato terreno, mentre tutte le altre regioni stanno producendo molto meno rispetto all’era pre Covid. Insomma il cuore industriale del Paese è ancora sotto scacco. Ma Londra no.

Una situazione difficile

Il calo dei salari e l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari sta mettendo in difficoltà le famiglie britanniche, nell’anno nuovo. Questo dato influirà sulla popolazione in termini di aumento del tasso dei divorzi e diminuzione del livello di felicità. Unica nota positiva è la previsione che vede più di 300.000 britannici impiegati nuovamente nel mercato del lavoro nel 2023. E i nuovi immigrati contribuiranno direttamente con 19 miliardi di sterline all’economia del Regno Unito. Dopo cinque decenni di crescita positiva dei salari nel Regno Unito, si prevede che gli stipendi subiranno un duro stop, per aumento delle tasse e dell’inflazione. Di conseguenza, si stima che i lavoratori francesi potrebbero superare i loro omologhi britannici come quarti lavoratori meglio pagati nei Paesi del G7, nel 2023. La spesa settimanale costerà alla famiglia media circa 100 sterilne. Cioè più del doppio di quanto costava all’inizio del secolo. Una situazione che sarà particolarmente difficile per le famiglie a basso reddito che spendono proporzionalmente di più per il cibo rispetto alle famiglie a reddito più elevato. I prezzi delle case nel Regno Unito diminuiranno di circa l’8% nel 2023. Il secondo calo annuo più netto dei prezzi delle case negli ultimi settant’anni. Un calo dovuto ai tassi di interesse più elevati e al costo della vita.

Aiuto economico dai nuovi immigrati

Il mercato del lavoro del Regno Unito ha sofferto di alti livelli di inattività economica nel 2022. Tuttavia, si prevede che più di 300 mila lavoratori del Regno Unito possano rientrare nel mercato del lavoro nel 2023. Colmando potenzialmente il divario di inattività economica del Regno Unito con gli Stati Uniti. Ciò dovrebbe contribuire a ridurre la carenza di personale nei settori altamente qualificati. I nuovi immigrati contribuiranno direttamente all’economia del Regno Unito, guidando l’1% della crescita del PIL, anche se l’economia si contrae. A seguito di un aumento nel 2022 dovuto all’allentamento delle restrizioni covid e ai regimi mirati per ucraini, afghani e residenti di Hong Kong, si prevede che l’immigrazione nel Regno Unito contribuirà tra i 19 e i 30 miliardi di sterline al PIL nel 2023. (Dati Pwc UK – il network internazionale di strategie e ricerca)

La Brexit e la recessione

Oggi sembra che la maggioranza degli intervistati UK sulla Brexit vorrebbero che non fosse mai successo. Cioè sono contrari (o pentiti) all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Molti britannici hanno vissuto la Brexit come qualcosa di simile a un’amputazione di un arto. Il disfacimento dell’economia britannica da parte della Brexit ha portato all’attuale recessione del Paese. A due anni dalla sua ufficiale entrata in vigore, gli investimenti e il commercio nel Regno Unito sono in calo.  Il PIL è diminuito dello 0,2% nel terzo trimestre 2022 e si prevede che calerà dell’1,4% per il 2023; con la previsione di un ritorno alla crescita dell’1,3% nel 2024. Ma secondo il governo centrale, nel suo complesso questa situazione deriva dall’esterno dell’isola. La recessione del Regno Unito è ‘made in Russia’. Colpa di tutti tranne che dei Britannici. Per il Governo la Brexit è ancora l’elefante nella stanza di cui nessuno vuole tenere conto. La recessione verso cui sta precipitando attualmente il Paese è causa del fatto che nel post Brexit (e post pandemia) la Gran Bretagna non è tornata nello ‘splendido isolamento’ di cui godeva precedentemente.

Oriana Mariotti
Oriana Mariotti
Giornalista pubblicista dal 1997. Esperta di comunicazione a 360° ha partecipato alla nascita di Virgilio.it (Matrix), ex manager Gruppo Fiat e Gruppo L’Espresso. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Roma LUMSA.

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