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venerdì, 14 Giugno 2024

Riecco Prigozhin: “Ma quale golpe! Volevo difendere la Wagner”

Si rivede, anzi si risente, Evgenij Prigozhin con un audio di 11 minuti diffuso dai suoi canali Telegram. E riappare anche Vladimir Putin, in tv, prima per un’occasione pubblica e poi per un messaggio “forte” alla nazione. Farà lo stesso da Minsk il leader bielorusso Lukashenko accreditato dello status di grande mediatore dallo stesso presidente russo.

Così i tre protagonisti della crisi di sabato sera, che ha gettato la Russia nel caos e sull’orlo di una guerra civile, si ripresentano sulla scena dopo un’assenza di 24 ore, un vuoto carico di tensione. Solo loro possono chiarire al mondo tutti gli aspetti misteriosi di quel tentato golpe da parte del capo della brigata Wagner. E soprattutto il perchè del suo improvviso dietrofront. Solo una promessa di impunità per i ribelli?

Insomma il capo della Wagner voleva solo protestare e difendere quelli dei suoi che non hanno aderito all’invito del ministro della Difesa Shoigu e dal capo di stato maggiore Gerasimov di passare tra le forze regolari. Poi il contrordine “per non versare sangue russo”. Una versione quella snocciolata nell’audio di Prigozhin che in qualche modo coincide con le parole di Putin anche stasera duro con i “traditori” interni che, secondo lui, favoriscono i tentativi della Nato di approfittare della situazione di caos.

Ha iniziato proprio lui, l’oligarca leader dei 25.000 mercenari. “No, niente sfida a Putin”. E’ la sua voce, registrata non si sa dove, a spiegare il senso della mossa che ha impaurito Putin (ammaccando la sua immagine ed evidenziando come mai prima la sua fragilità) e messo in apprensione le capitali mondiali. “Una protesta, non una marcia su Mosca”. Non un attacco allo zar del Cremlino, dunque, ma una “marcia per la giustizia”, spiega Prigozhin, al fine di evitare che anche la Wagner, dopo gli ‘onori’ raccolti sul campo nel sud-est dell’Ucraina, venisse sciolta come deciso per tutte le milizie mercenarie al servizio di Mosca dal prossimo 1* Luglio. Solo audio, niente immagini. Qualcuno dice di averlo visto a Minsk dove starebbe riunendo la brigata Wagner (che secondo diversi osservatori potrebbe attaccare le truppe ucraine da Nord) o semplicemente perchè in patria è sotto accusa per tradimento da parte della Procura generale.

E in serata riecco anche Putin: se l’è presa di nuovo con i “traditori”, i “ribelli” in combutta con gli Occidentali che, secondo lui, hanno tentato di approfittare del caos causato dal blitz della Wagner per scompaginare la Federazione e cacciarlo dal Cremlino. Il presidente russo ha voluto farsi vedere ancora capace di tenere il bastone del comando, saldo al vertice del sistema che – ha assicurato – nè Prigozhin nè la Nato riusciranno a far crollare.

Nelle stesse ore da Washington la risposta “occidentale” del presidente Biden che si è volutamente tenuto lontano dal prendere posizione sugli eventi di sabato (la Cia era a conoscenza in anticipo dei piani di Prigozhin): “Sono affari interni della Russia – ha sintetizzato l’inquilino della Casa Bianca – se li gestiscano loro”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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