Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi è stato rieletto per un terzo mandato. Plebiscitario il risultato, con l’89,6% delle preferenze. Le elezioni si sono svolte nell’arco di tre giorni tra il 10 e il 12 dicembre, con una partecipazione al 66,8%. La percentuale di voto è più alta nella storia dell’Egitto, con un netto aumento rispetto all’affluenza del 41% registrata nelle elezioni precedenti, tenutesi nel 2018. Al secondo posto con il 4,5% dei voti, il leader del Partito popolare repubblicano, Hazem Omar, che ha preceduto il socialdemocratico, Farid Yahran, e Abdel-Sana Yamama, del partito liberale Wafd.
Generale
Lo sfidante principale, Ahmed Tantawy, aveva deciso di interrompere la sua campagna a ottobre, affermando di aver ricevuto intimidazioni. Al-Sisi, 69 anni, ex generale e capo dell’esercito, era stato eletto per la prima volta nel 2014, dopo il golpe contro il governo islamista dei Fratelli Musulmani, capeggiato da Mohammed Morsi. La Costituzione egiziana pone il limite dei tre mandati, la cui durata è stata fissata nel 2019 a sei anni. Al-Sisi ha promesso di affrontare la grave crisi economia del Paese. Quasi il 30% dei 100 milioni di egiziani vive al di sotto della soglia di povertà. Negli ultimi nove mesi, la sterlina egiziana ha perso oltre il 50% del suo valore rispetto al dollaro statunitense.
Dissenso
I gruppi di opposizione lamentano di non poter operare in modo efficace, a causa della costante repressione del dissenso. Noti in Italia i casi di Giulio Regeni, per il cui omicidio la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di quattro 007 del Cairo, e di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna a lungo incarcerato e graziato da al-Sisi nel luglio scorso. Ringraziando gli elettori, al-Sisi ha affermato: “Lavoreremo insieme per il bene del nostro caro Egitto”. Particolare l’impegno per la guerra di Gaza: il voto degli egiziani è stato un segnale – ha rimarcato al-Sisi – “non semplicemente per scegliere il proprio presidente, ma per esprimere al mondo intero il proprio rifiuto di questa guerra inumana”.
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