Navalny: a Milano come a Mosca, polizia identifica cittadini che ricordano il Mandela russo. Botta e risposta tra Sensi (Pd) e il ministro Piantedosi

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Navalny
(foto account FB Annaviva)

“Strano, ma vero” diceva la Settimana Enigmistica, eppure in tempi di globalizzazione, anche delle negatività, sembra che alle stranezze – chiamiamole così – ci si debba abituare. Nella civile e democratica Milano si è verificato un episodio degno di Mosca, non quella di Tolstoj o di Gogol, ma quella cupa e poliziesca sotto l’oppressione di Putin. Alcuni cittadini che partecipavano a un ricordo di Alexei Navalny, sono stati identificati dalla Digos. L’omaggio al “Mandela russo” fatto fuori da Putin, era stato promosso su input dell’Associazione Annaviva, dedicata alla memoria della giornalista Anna Politkovskaja assassinata a Mosca nel 2006 da sicari ceceni all’ombra dei servizi del Cremlino.

Agenti

L’incredibile episodio è stato denunciato su X dal senatore Pd, Filippo Sensi. “Oggi una dozzina di persone voleva onorare con fiori la memoria di Navalny a Milano sotto la targa di Anna Politkovskaya. Si sono trovati lì degli agenti, che li hanno identificati. Con una interrogazione parlamentare a Piantedosi chiederemo conto di che Paese siamo”. Osvaldo Napoli, della segreteria nazionale di Azione, incalza: “La polizia deve aver sicuramente scambiato quell’angolo di Milano per una strada di San Pietroburgo o di Mosca. Confido che il ministro Piantedosi saprà dare le spiegazioni giuste e, se è il caso, prendere i provvedimenti adeguati”.

Fiaccolata

Proprio il leader di Azione, Carlo Calenda, è stato il promotore della fiaccolata in ricordo di Navalny, lunedì sera in Campidoglio. “Un bel segnale – ha detto Calenda – essere tutti insieme per Navalny oggi a Roma. Ci sono sfide a cui deve rispondere tutto il sistema Paese. Speriamo che da questa piazza nasca una consapevolezza bipartisan sulla necessità di costruire un’Europa forte e unita nei valori di libertà”. Valori allontanatisi però nel nostro Paese con la vicenda delle identificazioni poliziesche di Milano. Chiamato in causa, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, risponde: “L’identificazione delle persone è un’operazione che si fa normalmente nei dispositivi di sicurezza per il controllo del territorio. Mi è stato riferito che il personale che aveva operato non avesse piena consapevolezza”. E poi, ad adiuvandum, aggiunge: “È capitato pure a me nella vita di essere identificato. Non è un dato che comprime una qualche libertà personale”.

Biden

Fatto sta, che Sensi ha preso la palla al balzo: per “Piantedosi identificare persone che portano un fiore per Navalny è normale, prendere documenti e generalità non comprime le libertà personali. Allora il problema non sono gli agenti e l’abuso di potere in uno stato di diritto, il problema è Piantedosi”. Le parole da excusatio non petita del nostro ministro, sono ben lontane da quelle pronunciate con forza il presidente USA, Joe Biden: “Il coraggio di Alexei Navalny non sarà mai dimenticato. Questa tragedia – ulteriore prova della brutalità di Putin – ci ricorda la posta in gioco di questo momento”.

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