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sabato, 20 Aprile 2024

Meloni critica Putin e parla di ‘voto-farsa’ nel Donbass, ma in aula Salvini non c’è

Putin? “Come si fa a sedersi al tavolo delle trattative con chi non ha mai rispettato gli accordi?”.

Alla vigilia del vertice europeo Giorgia Meloni è intervenuta in Senato sulla guerra scatenata da Mosca contro l’Ucraina e non è stata certo tenera con lo ‘zar’ del Cremlino confermato dai russi per la quinta volta alla guida del paese con voto plebiscitario.

Ma in aula non c’era ad ascoltarla Matteo Salvini (un caso ieri il suo commento positivo sul voto in Russia). L’assenza del vice-premier e ministro delle Infrastrutture spiccava plasticamente dalle riprese tv che hanno inquadrato i banchi del governo con la premier al centro e ai suoi lati Tajani e Piantedosi. Il ministro leghista, hanno detto i suoi nel tentativo di svuotare di significati politici quell’assenza, era al ministero “impegnato tutto il giorno a presiedere riunioni”.

“Coesa” comunque la posizione dell’esecutivo – come hanno sottolineato Meloni e Tajani e, concretamente, la risoluzione di maggioranza – sui due temi centrali di politica estera affrontati oggi dalla premier a palazzo Madama, la guerra russo-ucraina e quella di Gaza. Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha insistito nella critica a Putin per l’invasione dell’Ucraina e per il suo comportamento “aggressivo” anche nei confronti dei paesi baltici. Nel mirino della premier in particolare il “voto-farsa” nelle regioni dell’est dell’Ucraina, il Donbass occupato dall’armata russa. Quanto a Navalny, “il suo nome – ha scandito Meloni – resta come simbolo del sacrificio per la libertà e non sarà dimenticato”.

Netto, nettissimo infine il ‘no’ della premier alla suggestione francese di inviare truppe Nato in Ucraina: l’Italia dice ‘sì’ all’assistenza anche militare a Kiev ma ‘no’ ad un possibile “intervento diretto” ventilato da Macron: “Ribadisco anche in questa Aula che la nostra posizione non è favorevole a questa ipotesi perchè foriera di un’escalation pericolosa da evitare a ogni costo”.

Sulla guerra di Gaza “non possiamo dimenticare chi ha scatenato questo conflitto, cioè Hamas” ha affermato la Meloni. E chi è reticente ad ammettere questa verità “nasconde un dilagante antisemitismo”. Ma, detto ciò, l’Italia non può restare insensibile di fronte all’enorme numero di vittime civili nella Striscia e la richiesta ad Israele è quella di una reazione che deve essere “proporzionata”. Va quindi ribadita – ha concluso la premier – la “contrarietà italiana ad un’azione militare di terra a Rafah che potrebbe avere conseguenze ancora più catastrofiche sui civili ammassati in quell’area”.

Fuori programma inquietante durante le comunicazioni della presidente del Consiglio: uno studente di un liceo romano, il “Righi”, che in prima fila dalle tribune assisteva con la classe alla seduta ha mimato con le mani il gesto della pistola ‘puntandola’ contro la Meloni. Un’insegnante è subito intervenuta abbassandogli il braccio e anche un commesso lo ha rimproverato. Il ragazzo, minorenne, si è poi scusato per un gesto – era quello della la P38 mimata nei cortei studenteschi – che evoca gli anni di piombo. La preside del liceo ha annunciato provvedimenti disciplinari nei confronti dello studente.

“Mi corre l’obbligo di segnalare un gesto non proprio elegante, voglio essere light, avvenuto mentre salutavo gli studenti di una scuola di Roma: da parte di uno studente ci sono state due dita e il pollice alzato verso il premier, immediatamente represso da una delle insegnanti che mi piace qui segnalare per condannarlo nella maniera più decisiva anche se si tratta di un ragazzino”, ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa alla ripresa dell’Aula. Meloni, più tardi si è detta colpita “che un gesto del genere avvenga in un’Aula come questa nel giorno dell’anniversario della morte di Marco Biagi, un servitore delle istituzioni, dello Stato che ha pagato con la vita la sua disponibilità verso le istituzioni”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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