Il presidente in carica dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, è stato rieletto per un secondo mandato quinquennale al primo turno delle elezioni presidenziali del 7 settembre, con il 94,65 per cento dei voti. Un’elezione plebiscitaria che, secondo i dati ufficiali dell’autorità elettorale del Paese del Nord Africa affacciato sul Mediterraneo, ha visto un incremento della partecipazione al voto – indicata intorno al 48% – rispetto al 2019, quando si fermò al 39.88%.
Militari
Tebboune, 78 anni, aveva il sostegno del FLN – il partito protagonista della lotta d’indipendenza dell’Algeria dalla Francia – e degli alti gradi militari. Percentuali minime sono andate agli sfidanti: il candidato socialista Youcef Aouchiche e Abdelaali Hassani Cherif, islamista conservatore. L’Algeria è il paese più grande dell’Africa, con quasi 45 milioni di abitanti. I combustibili fossili costituiscono l’ossatura dell’economia algerina, generando circa il 30% del PIL e oltre il 95% del valore delle esportazioni. Il paese è il 17esimo al mondo per riserve petrolifere e al decimo posto per quelle di gas. Dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Algeria ha assunto un ruolo chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Europa. Il gas algerino copre oggi oltre il 40 per cento dei consumi dell’Italia, più di quanto incidessero le forniture russe prima della guerra.
Stabilità
Al di là delle denunce, che riguardano tutti i Paesi del Continente africano, sul livello di democraticità del processo elettorale, appare interesse diffuso tra gli attori internazionali quello della stabilità in Algeria, che negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso venne sconvolta da una sanguinosa guerra civile innescata da gruppi islamisti radicali. Tebboune probabilmente continuerà con il programma di governo che ha visto la ripresa generosa della spesa sociale. Un segnale da non sottovalutare è il malessere diffuso tra le nuove generazioni. I giovani algerini ritengono che il Paese dovrebbe fare molto di più per valorizzare la loro partecipazione, in base ai dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro attualmente la disoccupazione giovanile è superiore al 30%.
Diversificazione
“Zio Tebboune”, come viene chiamato familiarmente il presidente, è salito al potere dopo le forti proteste della ‘primavera’ algerina, denominata “Hirak”, che segnarono la fine nel 2019 del potere decennale di Abdelaziz Bouteflika e della cosiddetta “issaba”, la gang di malversatori e corrotti che circondava il presidente. Tebboune ha promesso di aumentare i sussidi di disoccupazione, le pensioni, i programmi di edilizia popolare e di proteggere il potere d’acquisto delle famiglie, a fronte di un’inflazione che viaggia attorno al 9%. Il tutto in un quadro di percorsi che puntano a raggiungere la diversificazione economica, rispetto alla dipendenza dal petrolio e dal gas. Sfide non facili in un Paese che deve fare i conti con la necessità di allargare la partecipazione democratica della popolazione. A livello di relazioni internazionali il ruolo dell’Algeria appare determinante a garanzia della sicurezza. anche in termini militari, nella instabile regione del Sahel. Restano comunque tesi i rapporti con il Marocco per il Sahara Occidentale, conteso tra Rabat e gli indipendentisti del Fronte Polisario, a cui Algeri fornisce appoggio politico e militare.
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