Ddl sicurezza: opposizione e società civile in piazza contro stretta “liberticida” del governo. Schlein, “norme più repressive del Codice Rocco”

Una grande folla, prima in piazza Vidoni e poi a piazza Navona vicino al Senato, ha manifestato a Roma contro il “pacchetto” sicurezza voluto dal governo della destra e già approvato alla Camera. Opposizione, sindacati, giuristi e associazioni della società civile sono preoccupati per la restrizione del “diritto al dissenso”.

Gandhi

Sono le cosiddette norme “anti-Gandhi”, che puntano ad azzerare la libertà e il diritto a manifestare il dissenso sociale, fondamentale per poter lottare e resistere a politiche governative dannose. Tutto ciò, mentre in parallelo l’esecutivo Meloni decide di abolire alcuni reati contro la Pubblica amministrazione, i “reati spia” per smascherare le infiltrazioni malavitose e contro gli interessi dei cittadini.

Repressione

Le opposizioni, durante l’esame del provvedimento in commissione e in Aula a Montecitorio, hanno duramente attaccato il Ddl sicurezza come un condensato di “propaganda” e di “repressione”, una “follia giustizialista che introduce oltre 20 nuovi reati o aggravanti”, con norme di dubbia costituzionalità. Per la segretaria Pd, Elly Schlein, in piazza insieme agli altri leader del campo largo e ai segretari di CGIL e UIL, Landini e Bombardieri: “Si tratta di norme ancora più repressive del Codice Rocco, dettate da una furia ideologica che continueremo a contrastare in Parlamento. Siamo in piazza insieme a tantissime persone contro norme liberticide, che vogliono reprimere il dissenso e contro nuovi reati e nuove pene, proprio quando la situazione nelle carceri è già esplosiva. Contrastiamo il Ddl sicurezza che non porta più sicurezza, ma più repressione”.

Cannabis light

I nuovi provvedimenti colpiscono soggetti fragili come le donne incinte e anche i bambini, costretti al carcere invece che a misure alternative. Si sceglie di reprimere ogni forma di dissenso, anche se esercitato con la nonviolenza o la resistenza passiva, trasformando da illecito amministrativo a penale il blocco stradale e se a protestare sono più persone riunite la pena sale da sei mesi a due anni di carcere. Non mancano sanzioni specifiche per chi protesta contro opere pubbliche definite “strategiche”, come il ponte sullo Stretto o la Tav. Si arriva poi a liquidare un’intera filiera produttiva, quella della cannabis ‘light’, che impiega migliaia di lavoratori. Mentre a fronte della drammatica situazione delle carceri, evidenziata dai suicidi in crescita dietro le sbarre, si introduce il reato di rivolta carceraria, che riguarda non soltanto gli atti violenti, ma anche la “resistenza passiva” come lo sciopero della fame, punita da uno a cinque anni.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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