ONU: i leader africani chiedono una rappresentanza permanente nel Consiglio di sicurezza, anche con potere di veto

I leader africani presenti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno chiesto una rappresentanza equa nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, con il potere di veto anche per l’Africa. È toccato al presidente della Sierra Leone, Julius Maada Bio – il cui Paese detiene la presidenza pro tempore del Consiglio di sicurezza in qualità di membro non permanente – rimarcare come da quasi 80 anni il Consiglio sia rimasto “bloccato nel tempo” e che di questa impasse l’Africa sia “la vittima indiscussa. L’eredità del colonialismo, dello sfruttamento economico e dell’emarginazione politica ha lasciato profonde cicatrici nel Continente africano, influenzandone lo sviluppo, la stabilità e l’influenza negli affari internazionali”.

Tempi difficili

Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex premier camerunense Philemon Yang, presidente della 79esima Assemblea Generale in corso a New York: “Viviamo in tempi molto difficili, caratterizzati da contrasti molto forti, da conflitti il cui numero sta raggiungendo un picco vertiginoso, con l’insopportabile tributo di vittime civili e di rifugiati”. Ma la “rivitalizzazione dell’Assemblea Generale e la riforma del Consiglio di Sicurezza sono ferme o procedono troppo lentamente, tanto che molte speranze stanno zoppicando pericolosamente”. Il presidente Bio ha avanzato una proposta precisa: “L’Africa chiede non meno di due seggi permanenti con tutti i diritti e i privilegi dei membri permanenti, incluso il diritto di veto. La voce dell’Africa deve essere ascoltata e le sue richieste di giustizia ed equità devono essere soddisfatte, ora”.

Pace

Tuttavia, mentre la rilevanza dell’ONU è messa da più parti in discussione e crescono i dubbi sul fatto che l’attuale configurazione sia in grado di supportare la pace internazionale, la riforma del Consiglio di sicurezza resta controversa e indeterminata. I big mondiali che hanno sottoscritto lo storico Pact for the Future, per dare una spinta alla ridefinizione della governance globale per il ventunesimo secolo, non hanno fornito alcuna decisione concreta per il Consiglio. Continuare con lo status quo però rischia di spingere i Paesi africani verso altri forum multilaterali come i BRICS, il Movimento dei paesi non allineati, o magari il più recente Forum sulla cooperazione Cina-Africa. Così come l’ONU nel suo complesso, il Consiglio di sicurezza fu creato dopo la seconda guerra mondiale per mantenere la pace nel mondo. È composto da quindici membri, dei quali cinque sono permanenti (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti) e possono porre il veto.

Uguaglianza

L’idea di uguaglianza deve essere centrale nella riforma dell’ordine globale e l’Unione Africana – con la proposta nota come Ezulwini Consensus – chiede due seggi permanenti nel Consiglio di sicurezza, incluso il potere di veto. Nel suo intervento all’Assemblea, il presidente keniano William Ruto ha affermato: “Dobbiamo affrontare l’ingiustizia storica della mancanza di rappresentanza permanente dell’Africa nel Consiglio di sicurezza come una questione di giustizia nelle attuali riforme delle Nazioni Unite”. E il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa si è concentrato sullo stesso tema: “L’Africa e i suoi 1,4 miliardi di abitanti restano esclusi dalle principali strutture decisionali dell’ONU. Il Consiglio di sicurezza deve essere riformato con urgenza. Deve diventare più inclusivo, in modo che le voci di tutte le nazioni possano essere ascoltate e prese in considerazione”. Un appello raccolto dalla ambasciatrice USA all’ONU, Linda Thomas-Greenfield. Washington appoggia i due seggi permanenti per l’Africa, ma al momento manca ancora il sostegno ai poteri di veto.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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