BRICS: veto del Brasile sull’ingresso del Venezuela. Per Maduro più pesante il niet di Lula dell’amicizia di Putin

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro era volato Kazan pieno di speranza, anche per l’accoglienza riservatagli da Vladimir Putin, ma ha dovuto andare via dal vertice dei BRICS a mani vuote. Il Brasile del presidente progressista Lula ha messo infatti il veto sull’ingresso di Caracas nell’organizzazione delle economie emergenti. I rapporti tra i due Paesi confinanti dell’America latina sono diventati tempestosi dopo i risultati delle contestate elezioni presidenziali venezuelane del luglio scorso.

Opposizione

Oltre al Brasile, vari Paesi sudamericani – tra cui anche il Cile guidato dal presidente di sinistra Gabriel Boric – hanno espresso dubbi sulla vittoria di stretta misura di Maduro e chiesto un esame delle contestazioni avanzate da parte dell’opposizione, che ha denunciato brogli. Con l’ufficializzazione dell’elezione di Maduro era stato poi emesso un mandato d’arresto nei confronti del candidato dell’opposizione Edmundo Gonzalez Urrutia, al quale è stato successivamente concesso l’espatrio in Spagna. Il Brasile, assieme a Colombia e Messico, ha avviato un tentativo per mediare tra il governo venezuelano e l’opposizione, ma al momento senza esiti concreti.

Ammissione

Il consigliere capo per la politica estera del presidente Lula, Celso Amorim, ha rimarcato: “Bisogna avere una concezione strategica delle ammissioni. “Il mondo sta vivendo guerre che potrebbero potenzialmente diventare guerre mondiali, quindi i criteri di ammissione sono più importanti del Paese stesso”. Dura la replica in una nota del ministero degli Esteri venezuelano, secondo cui Brasilia “ha deciso di mantenere il veto” dell’ex presidente Jair Bolsonaro, “riproducendo l’odio, l’esclusione e l’intolleranza promossi dai centri di potere occidentali” verso Caracas. “Il popolo venezuelano prova indignazione e vergogna per questa aggressione inspiegabile e immorale”. A Kazan Maduro ha sostenuto che il suo Paese è “parte della famiglia BRICS”, trovando la comprensione di Putin contrario al niet brasiliano: “Il Venezuela sta lottando per la sua sopravvivenza”, ha detto lo ‘zar’ russo.

Governance

Lula reduce dai postumi di un piccolo incidente non ha potuto essere presente al vertice, ma è intervenuto in videoconferenza. Anche una telefonata personale con Putin non ha però modificato la sua posizione. Il Brasile è tra i fondatori dei BRICS e Lula ne è un convinto sostenitore, come strumento per riformare la governance globale e per dare maggiore voce al mondo in via di sviluppo. Il presidente brasiliano ha criticato la “paralisi” delle istituzioni globali, elogiando l’espansione dei BRICS, in quanto capace di rafforzare la lotta per prospettive più diversificate. Il prossimo anno il Brasile ospiterà il 17esimo vertice dei BRICS. Ai promotori Brasile, Cina, India, Russia e Sudafrica, si sono successivamente aggregati Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran. Ora è stato approvato l’ingresso anche di Turchia, Indonesia, Algeria, Bielorussia, Cuba, Bolivia, Malaysia, Uzbekistan, Kazakistan, Thailandia, Vietnam, Nigeria e Uganda.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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