“Sogno georgiano”, il partito filo-russo dell’oligarca multimiliardario Bidzina Ivanishvili al governo a Tiblisi con il giovane premier Irakli Kobakhidze, ha vinto le elezioni nel Paese del Caucaso che si affaccia sul Mar Nero. La posta in gioco era la possibile accelerazione del percorso di adesione all’Unione Europea e la presidente pro UE, Salome Zourabichvili, aveva parlato di un “referendum” tra Europa e Russia.
Sogno georgiano
Ma Sogno georgiano con il 54% si è assicurato in solitaria la maggioranza assoluta dei 150 seggi del Parlamento. I gruppi di opposizione filo-occidentali hanno rifiutato di accettare i risultati del voto, “rubato al popolo georgiano”. Kobakhidze è stato sprezzante: “Nessuno dei partiti di opposizione rappresenta un valore per il Paese”, e allora “se vogliono entrare in Parlamento, bene. Altrimenti restino pure fuori…”. Tra gli impegni elettorali sostenuti dal tycoon Ivanishvili c’è anche quello di mettere fuori legge la stragrande maggioranza dei partiti politici di opposizione, a partire dal Movimento nazionale unito (UNM), il cui ex leader Mikheil Saakashvili è rinchiuso in prigione. Il premier ha poi rimarcato: “Il popolo georgiano ha fatto l’unica scelta per la quale non c’era alternativa: ha scelto la pace e lo sviluppo del Paese”.
Bruxelles
Formalmente Sogno Georgiano afferma di volere l’adesione della Georgia all’UE, ma di fatto si muove in direzione di una più stretta cooperazione con la Russia. Bruxelles ha congelato la domanda di adesione, ritenendo evidenti le tendenze autoritarie del governo guidato da Sogno georgiano. A partire dalla legislazione sul modello russo contro le “influenze straniere” e da quella per la limitazioni ai diritti LGBTQ+. La presidente georgiana filo-occidentale Zourabichvili, ha invitato gli elettori dell’opposizione a non lasciarsi intimidire. I principali partiti di opposizione avevano sottoscritto la cosiddetta Carta georgiana, lanciata proprio da Zourabichvili “per difendere il percorso verso l’integrazione europea” e perseguire riforme in settori chiave e la lotta alla corruzione. In base allo scrutinio UNM non è andata oltre il 10%, in analogia con la Coalizione per il cambiamento, mentre Georgia forte ha avuto l’8,78% e Per la Georgia il 7,76%. Non è da sottovalutare, al di là delle posizioni politiche, il peso esercitato nel Paese dalla potente Chiesa georgiano-ortodossa ultraconservatrice.
Stalin
La Georgia, ex Repubblica dell’URSS, divenne indipendente nel 1991. Nell’agosto 2008, Putin assalì la Georgia con una guerra durata 5 giorni e Mosca occupa di fatto il 20% del territorio georgiano, attraverso il sostegno alle entità separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. Particolarmente duri furono gli scontri a Gori, bombardata e occupata dai russi, la città natale di Iosif Stalin; dove ancora oggi i turisti possono visitare la casa natale e la carrozza ferroviaria con cui il dittatore si spostava all’interno dell’URSS.
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