Il presidente eletto del Mozambico, Daniel Chapo, ha giurato in una cerimonia in piazza Indipendenza nella capitale Maputo, luogo storico dove nel 1975 Samora Machel, leader del Frelimo, proclamò l’indipendenza nazionale dal giogo coloniale del Portogallo. Un evento violentemente contestato dagli eredi politici delle forze che scatenarono nel Paese dell’Africa meridionale la sanguinosa guerra civile, durata 15 anni tra il 1977 e il 1992. Un conflitto, sostenuto dai regimi allora di apartheid di Rhodesia e Sudafrica, portato avanti dal gruppo armato Renamo, costato un milione di vittime e milioni di sfollati, con pesantissime ricadute di recessione economica e sociale.
Sant’Egidio
La complessa pace, mediata dalla Comunità di Sant’Egidio, è sempre stata minata fino a oggi dalle forze violente della reazione contro il sistema democratico multipartitico, sostenuto dal Frelimo. Anche dopo le elezioni dello scorso ottobre, vinte dal neopresidente Chapo con un largo margine, il candidato di opposizione, Venancio Mondlane, ha scelto la strada della violenza, con purtroppo vittime negli scontri tra dimostranti e polizia. Sostenuto da potenti forze neo-colonialiste, Mondlane ha soffiato sul fuoco della protesta in un Paese che registra difficoltà e carenze come tanti di quelli in via di sviluppo, attanagliato per di più dalla guerriglia islamista nella regione settentrionale di Cabo Delgado e colpito da ripetuti eventi naturali catastrofici. Mondlane, finto indipendente e finto non professionista della politica, aveva tentato di scalare senza successo i ranghi del partito conservatore Renamo, poi ha cercato di rifarsi una verginità politica ergendosi a censore a tutto campo del Frelimo.
Minuto di silenzio
Sostenuto da media stranieri e da ong condiscendenti, ha cercato di far passare conteggi privati del voto come i risultati effettivi delle elezioni di ottobre. Non pago delle gherminelle politiciste, ha scatenato l’ira di scontenti e violenti, tentando di mettere a ferro e fuoco il Mozambico, mentre si trovava tranquillamente in un auto-esilio dorato all’estero. Chapo, 48 anni, primo presidente appartenente alla generazione che non ha vissuto in prima persona il trauma della guerra civile, ha chiesto “calma e unità” dopo i disordini, a partire dal minuto di silenzio per le vittime delle manifestazioni degli ultimi mesi e per le persone colpite dai cicloni Chido e Dikeledi. “Che questo silenzio – ha detto il nuovo capo dello Stato – ci ricordi il peso della nostra responsabilità, ma anche l’immensa forza che abbiamo come nazione. Il Mozambico è più grande di ogni sfida, più grande di ogni crisi. Uniti siamo capaci di superare gli ostacoli e trasformare il nostro dolore in prosperità”. Alla cerimonia erano presenti personalità africane e internazionali, a cominciare dai presidenti del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, e della Guinea-Bissau, Umaro Sissoco Embalo. Daniel Chapo ha rimarcato: “Inizia un viaggio che ci sfida a costruire il futuro che sogniamo. Mi rivolgo a ciascun mozambicano non come a un presidente lontano, ma come un figlio di questa terra, affinché possa procedere con più efficienza, meno sprechi e soprattutto con più attenzione e cura per ognuno. Abbiamo ascoltato le vostre voci, prima e durante le manifestazioni e continueremo ad ascoltare”.
Stop corruzione
Basta con la corruzione, ha assicurato Chapo, “verrà creato un nucleo nazionale per combattere la corruzione e sarà guidato da persone oneste”. Il presidente ha promesso impegni per superare la disoccupazione giovanile e di eliminare la burocrazia “che crea solo ostacoli”. Comincerà con lo snellire il governo, tagliando il numero dei ministeri e degli incarichi: “Ridurremo i costi per migliorare la risposta ai bisogni reali delle persone. Misure concrete che dimostrino come il governo sia pronto a stringere la cinghia e a dare l’esempio”. L’appello alla rivolta continua di Mondlane, da pochi giorni rientrato nel Paese, non sembra essere stato raccolto dalla grande maggioranza dei deputati del movimento Podemos, l’articolata formazione politica che lo ha sostenuto in campagna elettorale. La grande maggioranza degli eletti ha ricoperto il proprio seggio nella Assemblea della Repubblica, a cui Mondlane ha invece rinunciato. Il portavoce di Podemos, Albino Forquilha, presente alla cerimonia di giuramento di Chapo, ha dichiarato: “Mentre Venancio continua a pensare che proseguire nelle proteste sia il modo migliore per raggiungere la verità elettorale, noi crediamo che esistano altri meccanismi” pacifici e ha aggiunto: “Dobbiamo continuare a parlare con il governo, per migliorare ciò che non va”.
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