Trump: ordini esecutivi come se piovesse per il più grande programma dopo il New Deal. Ma è davvero tutto oro ciò che luccica?

Parafrasando Jovanotti si potrebbe dire il più grande programma dopo il New Deal. Donald Trump ha parlato e poi ha firmato un mare di ordini esecutivi, ora si tratta soltanto di vedere che cosa accadrà. John Kennedy promise di portare l’America sulla Luna, ora Trump afferma che pianterà la bandiera a stelle e strisce su Marte. Spesso alla volontà, anche la più precisa e determinata, non corrispondono però risultati effettivi. Il tycoon in ogni caso ce l’ha messa tutta: ha trascorso gran parte del primo giorno del suo secondo mandato a firmare ordini esecutivi a decine, prima a una scrivania rossa alla Capitol One Arena di fronte a decine di migliaia di fan festanti e poi nello Studio Ovale della Casa Bianca.

Editti

Una raffica di editti e un imponente apparto scenografico per l’Inauguration Day, ma ciò non significa che il Paese cambierà immediatamente. Il discorso di Trump ha definito il suo piano di battaglia e ha dimostrato che intende realizzare esattamente le cose che ha annunciato sin dal lancio della sua candidatura. Sicuramente una buona notizia per i suoi elettori e sul fronte opposto una gran grattacapo per i suoi critici e per gli oppositori. Ma anche nella nuova età dell’oro, potrebbe non essere – come si dice – tutto oro ciò che luccica. Con ogni probabilità avranno successo i quasi 1.600 condoni per i forsennati protagonisti degli eventi del 6 gennaio 2021, ma altre questioni a partire dal tema clou della lotta all’immigrazione clandestina dovranno passare al vaglio di procedure amministrative, di eccezioni, di inevitabili sfide legali e di eventuali progetti di revisione.

Tratto di penna

Se con un tratto di penna è possibile far uscire gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima o dall’Organizzazione mondiale della sanità, altra questione è smantellare un’interpretazione di lunga data del XIV emendamento della Costituzione americana, per cui “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti”. L’emendamento fu approvato dopo la Guerra di Secessione per garantire i diritti degli ex schiavi. E allora, molti degli “alieni criminali” per i quali Trump ha annunciato la deportazione, vorranno dimostrare di avere il diritto di restare negli Stati Uniti. E anche diversi altri obiettivi firmati dal tycoon richiederanno che il Congresso approvi una nuova legge. L’anello debole della catena d’acciaio trumpiana è la Camera dei rappresentanti, dove i repubblicani hanno una maggioranza risicatissima e dove – qualora tutto non andasse secondo i piani di Trump – questa supremazia potrebbe addirittura essere persa nelle sempre temibili elezioni di midterm, già fissate per il 3 novembre 2026. Lasciando il presidente nelle parte finale del mandato nella posizione non certo comoda di ‘anatra zoppa’.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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