Conflitto Kivu: Repubblica Democratica Congo e ribelli M23 terranno colloqui di pace a Luanda. La mediazione del presidente dell’Angola Lourenco

Grazie alla mediazione del presidente dell’Angola e attuale presidente dell’Unione Africana (UA), Joao Lourenco, i colloqui di pace diretti tra la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e i ribelli tutsi del movimento M23, sostenuto dal Ruanda, inizieranno il prossimo 18 marzo a Luanda. L’Angola è da tempo impegnato a negoziare un cessate il fuoco duraturo per porre termine al conflitto riaccesosi nel Kivu, la regione ricca di minerali strategici nella nella parte est della RDC.

Conflitto Kivu: Repubblica Democratica Congo e ribelli M23 terranno colloqui di pace a Luanda. La mediazione del presidente dell’Angola Lourenco
(foto account Facebook African Union + Orlovic-commons.wikimedia.org da it.wikipedia.org)

Offensiva

Da gennaio M23, attivo nella RDC dal 2012, ha lanciato un’importante offensiva, prendendo il controllo delle due città più grandi del Congo orientale, Goma e Bukavu. È l’escalation di un conflitto di lunga data, che affonda le radici nel genocidio del Ruanda del 1994 e nella lotta per il controllo delle risorse minerarie fondamentali nella corsa mondiale allo sviluppo di nuove tecnologie e per l’energia verde. Il governo di Kinshasa ha dichiarato che almeno 7mila persone sono morte nei combattimenti da inizio anno e, secondo l’ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, oltre 600mila sono gli sfollati a causa dei combattimenti, che si aggiungono ai milioni di rifugiati prodotti dai conflitti susseguitisi dalla fine del secolo scorso. Nell’area, oltre alle truppe regolari della RDC, sono presenti i miliziani di M23 e di altri numerosi gruppi di varie tendenze etniche (compresi gli islamisti ugandesi), oltre ai militari di alcuni Paesi confinanti come Ruanda, Burundi e Uganda e le forze di interposizione dell’ONU (MONUSCO) e della missione della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (SADC), con truppe sudafricane e tanzaniane.

Speranza

Un focolaio di instabilità e violenza, che alimenta i timori di una guerra regionale totale, simile a quelle degli anni ’90 e dei primi anni 2000, che causarono la morte di milioni di persone. Il presidente del Congo, Felix Tshisekedi, addossa le responsabilità principali al Ruanda del presidente Paul Kagame, che ha sempre respinto gli addebiti. Ma, al di là del sostegno militare o meno, analisti ONU fanno notare ad esempio come Kigali, pur non disponendo di un minerale prezioso come il coltan, ne sia diventato il principale esportatore mondiale, beneficiando del traffico illegale dalle zone del Kivu congolese controllate da M23. Ora Luanda diventa ancora una volta un luogo di speranza per la pace l’est congolese, anche se tutte le intese precedentemente raggiunte si sono dimostrate estremamente fragili. M23 si presenta al tavolo della trattativa da una posizione di forza e uno dei suoi capi, Bertrand Bisimwa, su X può fare sfoggio di sicurezza: “Non abbiamo paura di combattere per la nostra sopravvivenza, ma la guerra non è mai stata la nostra prima scelta. Il regime di Kinshasa ha rifiutato inequivocabilmente qualsiasi dialogo politico che affronti le cause profonde di questo conflitto e apra la strada a una pace duratura. La pace inizia con il dialogo. Prima parliamo, prima la pace diventa realtà”.

Pacificatore

Finora il grande impegno politico e diplomatico del presidente Lourenco come pacificatore è stato frustrato dall’atteggiamento mai completamente positivo delle parti in causa, così come sono falliti anche gli sforzi di pace promossi dal Kenya. Joao Lourenco, con l’influenza che adesso ha come presidente dell’Unione Africana, tenterà nuovamente di trovare la via del negoziato, questa volta attraverso contatti diretti tra RDC e M23 per condurre a quella che ci si augura possa essere la pace definitiva. Nella cerimonia di insediamento della nuova Commissione dell’UA tenutasi ad Addis Abeba, Joao Lourenco ha confermato la strategia di porre fine ai conflitti e di consentire che le risorse e gli sforzi del Continente africano siano indirizzati verso lo sviluppo. “L’UA non resterà a guardare nella ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti” e “non consentirà l’attuazione del piano di balcanizzazione in corso nella parte orientale della RDC, né alcun tentativo di sovvertire il governo a Kinshasa con mezzi militari”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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