Era Trump: sull’Ucraina il tycoon e Putin fanno come i ladri di Pisa. Quella telefonata di Scholz per negoziare a schiena dritta…

Continua, tra furberie e frasi a effetto, lo sdoganamento di Vladimir Putin da parte di Donald Trump, per la definizione di un nuovo equilibrio di interessi tra le due potenze a livello internazionale. Il gioco sembra quello classico dei ladri di Pisa, di giorno fanno finta di litigare e la notte vanno a rubare insieme. Negli ultimi giorni il presidente USA ha fatto la scena mostrandosi “molto arrabbiato” con l’interlocutore russo, addirittura “incazzato” (“pissed off”), minacciando sanzioni economiche se con Mosca “non riusciremo a raggiungere un accordo per fermare lo spargimento di sangue in Ucraina e se penserò che la colpa sia della Russia”. Poi ha però aggiunto: ho “un ottimo rapporto” con Putin e “la rabbia si dissipa rapidamente, se fa la cosa giusta”.

Vaso di coccio

Prontamente dal Cremlino è giunta l’affermazione che la Russia continua a “lavorare con gli Stati Uniti”. Continua insomma il gioco delle parti, che vede come vaso di coccio il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, strapazzato ripetutamente da Trump. E tuttavia, quando Putin avanza l’idea di sostituire il capo di Kiev con un governo a interim, il tycoon si infuria a effetto. Il capo della Casa Bianca, per mantenere le promesse elettorali della pace in un giorno, non vuole ritardi: “Una nuova leadership significa che non ci sarà un accordo per molto tempo”. Un gioco a scacchi tra Washington e Mosca, che vede l’Europa in grande difficoltà e in confusione, tra piani di riarmo piuttosto astrusi e improbabili coalizioni dei volenterosi.

Strali

A qualcuno potrebbe tornare alla mente la telefonata del 15 novembre dello scorso anno dell’allora cancelliere tedesco Olaf Scholz a Putin. Una iniziativa diplomatica per la quale il leader socialdemocratico tedesco venne coperto di strali e di strame. Un tentativo tanto più interessante, se riletto oggi mentre i tira e molla negoziali tra Washington e Mosca, senza la UE, avvengono con i droni di Putin che continuano a inondare le città ucraine. A fronte del presidente USA più amichevole che abbia mai incontrato negli ultimi decenni, Putin non concede nulla e mette mille condizioni anche per un esile cessate il fuoco. In realtà, già Scholz aveva certificato la scarsa buona volontà del capo del Cremlino. Secondo alcuni osservatori l’evoluzione negoziale di quel colloquio avrebbe potuto avvenire sulla falsariga del modello finlandese durante la Guerra fredda, come premessa per la costruzione un nuovo sistema di relazioni tra Occidente e Russia. Di sicuro Scholz condannava l’aggressione russa e rivendicava un preciso ruolo dell’Europa, non limitandosi come Trump ad allinearsi alle esigenze di Putin. “La Russia – scriveva il cancelliere su X dopo la telefonata – deve dimostrare la volontà di negoziare con l’Ucraina, con l’obiettivo di raggiungere una pace giusta e duratura”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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