E-commerce: dai dazi di Trump alla Cina una polpetta avvelenata per l’Europa. Tsunami Temu e Shein, pronte a inondarci di prodotti a basso costo

La guerra dei dazi di Donald Trump rivoluzionerà – in peggio – anche l’e-commerce. L’Europa deve correre ai ripari se non vuole essere travolta da uno tsunami di prodotti a basso costo messi in campo dalle mega piattaforme cinesi. Il presidente Usa ha messo uno stop alla ‘furbata’ che permetteva ai rivenditori cinesi di spedire merci direttamente ai consumatori americani senza pagare dazi doganali. Il tycoon ha cancellato i cosiddetti valori “de minimis”, ovvero la soglia al di sotto della quale le merci importate sono esenti da dazi doganali e/o tasse. Finora un vantaggio clamoroso per i volumi generati in ingresso dall’e-commerce in arrivo dall’Asia.

Piattaforme

Le piattaforme cinesi Temu e Shein erano state particolarmente abili ad approfittare della normativa, che esentava dai dazi i prodotti di valore inferiore a 800 dollari. Merci prodotte e spedite direttamente dalla Cina, che si avvantaggiano dei bassi costi della manodopera, di una catena di approvvigionamento semplificata senza bisogno di logistica e di grandi magazzini di stoccaggio nei Paesi d’arrivo e che giocano al ribasso su conformità e sicurezza dei prodotti. I mercati occidentali sono stati così invasi da tonnellate di merci a bassissimo valore. Ora i pacchi di Temu e Shein negli Stati Uniti saranno soggetti a una tariffa del 30% o a tariffe fisse fino a 50 dollari, oltre alla tariffa del 145% imposta da Trump sulle importazioni dalla Cina. È inevitabile allora che le piattaforme cinesi puntino all’Unione Europea, dove il limite “de minimis” è oggi di 150 euro. Già nel 2024, 4,6 miliardi di pacchi hanno raggiunto il mercato UE, il doppio rispetto al 2023, con circa 12,6 milioni di pacchi che vengono consegnati giornalmente in esenzione doganale.

Consumatori

La Commissione europea è corsa ai ripari, proponendo di abolire l’esenzione de minimis, ma il piano attende ancora l’approvazione dei 27 Stati membri e del Parlamento europeo. Secondo l’agenzia di stampa Bloomberg non è previsto che la scure cada prima del 2027. Un ritardo che penalizza le aziende europee, che già si trovano ad affrontare la spietata concorrenza cinese, dai pannelli solari ai veicoli elettrici. Un grido d’allarme viene dal BEUC (Bureau Européen des Unions de Consommateurs), l’organizzazione che rappresenta le associazioni dei consumatori europei. Il direttore generale Agustin Reyna rimarca: “Abbiamo bisogno di strumenti aggiuntivi per contrastare l’afflusso di prodotti non sicuri. Si mettono a rischio la salute e la sicurezza dei consumatori”. Ma marketplace come i giganti cinesi agiscono da intermediari, non da venditori diretti, eludendo così le responsabilità. Per Reyna “è fondamentale le piattaforme online siano responsabili della sicurezza e della conformità dei prodotti che vendono ai consumatori europei”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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