I leader dell’Unione Europea (UE) e degli Stati membri dell’Unione Africana (UA) si riuniranno il 24 e 25 novembre a Luanda, capitale dell’Angola, per il settimo vertice UE-UA sul tema “Promuovere la pace e la prosperità attraverso un multilateralismo efficace”. L’Africa è al centro praticamente di tutte le sfide globali, dalla povertà estrema alle immense opportunità di crescita. Rappresenta l’intera gamma delle sfide, con tutte le connesse opportunità e con i rischi.
Strategiche
L’Africa è ricca di materie prime strategiche, ma è in gran parte esclusa dalla loro lavorazione e dalle tecnologie che aggiungono valore. Mentre l’Europa si trova ad affrontare l’enorme compito di ricostruire la propria capacità di difesa e rischia di perdere terreno a livello globale sul piano economico, nonostante la forza del suo “mercato unico”. Il vertice sarà co-presieduto dal presidente dell’Angola, João Lourenço e dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, che ha osservato: “Il nostro obiettivo fondamentale è un partenariato UE-Africa forte, equilibrato e lungimirante”. Nel 2021 la Commissione europea ha lanciato il “Global Gateway” per l’Africa, una nuova strategia europea volta a promuovere collegamenti intelligenti, puliti e sicuri nei settori digitale, energetico e dei trasporti, rafforzando al contempo i sistemi sanitari, educativi e di ricerca. Il pacchetto di investimenti Africa-Europa prevede circa 150 miliardi di euro dedicati al rafforzamento delle partnership.
Piano Mattei
Un quadro in cui si inserisce a pieno titolo il Piano Mattei per l’Africa, varato dal governo Meloni con l’obiettivo di imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il Continente africano e costruire partenariati su base paritaria, superando la logica donatore-beneficiario e generando benefici e opportunità reciproche. Il presidente angolano Lourenço ha indicato come priorità chiave dell’Unione Africana e del suo paese il finanziamento e la realizzazione delle infrastrutture: “Dobbiamo concentrarci soprattutto su investimenti infrastrutturali – ha detto in occasione dei recenti festeggiamenti per il cinquantenario dell’indipendenza dell’Angola -. Abbiamo bisogno di aeroporti, porti, ferrovie, autostrade che colleghino i vari paesi. Dobbiamo lottare per l’integrazione” del Continente “e non c’è integrazione senza energia, telecomunicazioni e di infrastrutture”.
Corridoio Lobito
Progetto di punta il Corridoio di Lobito, l’arteria ferroviaria lunga 1.300 chilometri tra Angola, Repubblica Democratica del Congo e in futuro Zambia, per collegare l’entroterra africano ricco di minerali direttamente alla città portuale atlantica di Lobito. I treni trasportano principalmente rame dalle miniere della RDC a Lobito, da dove il carico viene spedito in Europa e negli Stati Uniti. Nel viaggio di ritorno i vagoni merci trasportano zolfo, essenziale per le operazioni minerarie. Sia l’UE che gli Stati Uniti hanno promesso miliardi al progetto del Corridoio e la ferrovia è ora gestita in collaborazione con un consorzio europeo. Il Corridoio è destinato anche a migliorare le condizioni di vita di tutte le comunità lungo il suo percorso, con particolare riguardo a strutture per favorire gli agricoltori locali. Nel gioco degli equilibri geo-strategici, l’Europa si propone puntando le carte su una vera e propria “partnership”, piuttosto che sulla via della perpetuazione della dipendenza economica, nello stile scelto da Pechino. La Cina, finora maggiore partner di Luanda, ha finanziato i progetti infrastrutturali utilizzando il petrolio angolano come garanzia. Alla fine l’Angola è diventata il maggiore debitore della Cina in Africa, per un totale stimato di 46 miliardi di dollari. Di qui l’indirizzo sottolineato da Giorgia Meloni con il Piano Mattei: “Lavorare in maniera completamente diversa in Africa, abbandonando un certo approccio paternalistico, quando non predatorio. E costruendo rapporti di cooperazione seri, strategici, da pari a pari”.
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