Pd: Schlein e l’alternativa a Meloni, dal ‘No’ al referendum alla visione del futuro. I dem hanno “una linea chiara”

“Saranno mesi appassionanti, che possono fare la differenza nel costruire l’alternativa che offriremo all’Italia insieme alla coalizione progressista”. Elly Schlein dà la carica al Partito democratico in vista del referendum sulla giustizia, appuntamento decisivo per incalzare Meloni, e lancia una ‘campagna di ascolto’ del paese. per “offrire una visione di futuro che sappia coniugare giustizia sociale e lotta alle diseguaglianze”.

Mobilitazione

La direzione del Pd approva a grande maggioranza la proposta indicata dalla segretaria, che tiene a precisare: abbiamo “una linea chiara. Si può essere d’accordo o no, ma è sbagliato dare fuori l’idea che il partito abbia linee diverse. Perché ne ha una sola, non due, non tre e non nessuna”. Intanto, partenza immediata per la doppia mobilitazione: ‘No’ al referendum e percorso d’ascolto, che – spiega – “abbiamo chiamato ‘L’Italia che sentiamo‘. Non lo sta facendo il governo e quindi ci mettiamo noi all’ascolto delle persone e delle categorie, con una domanda: ‘Come stai?’. Vogliamo riscoprire lo strumento dell’indagine sociale”. Per Schlein c’è necessità di ricostruire “un pensiero lungo, che non sia distratto dalla sola attualità. Una politica che si dia come orizzonte i prossimi vent’anni, un pensiero largo e curioso a quanto accade attorno a noi”.

Sicurezza

Un esempio: la sicurezza. Tema su cui il governo Meloni ha “fallito”. “La sicurezza – rimarca Schlein – si difende e si diffonde con un approccio integrato: repressione e prevenzione. Sulla repressione questo governo non ha messo un euro e sulla prevenzione taglia i fondi ai comuni. Assieme al rafforzamento dell’organico delle forze dell’ordine non può mancare un investimento sui servizi sociali dei comuni”. A chi in questi giorni ha ricordato quelle che furono le scelte del PCI di Enrico Berlinguer negli anni della lotta al terrorismo, Schlein risponde: “La nostra condanna della violenza politica è ferma e netta sempre”. Ritiene, tuttavia, “inaccettabile mettere sullo stesso piano di responsabilità coloro che hanno manifestato pacificamente, con coloro che hanno fatto partire la guerriglia contro lo Stato. Non si usi quanto accaduto per giustificare nuove strette alle libertà democratiche. La libertà di manifestazione è fondamentale per una democrazia. Ci opporremo fermamente a qualsiasi tentativo di stretta repressiva che pagherebbero i cittadini”.

Giustizia

Un discorso che viaggia in parallelo a quello del referendum sulla giustizia. “Il governo – sottolinea la leader dem – dissemina bugie. Non è una riforma solo sui magistrati, ma sui diritti di tutti i cittadini. Non incide sui tempi lunghi dei processi, non incide sulla carenza di organico, non sui precari che andrebbero stabilizzati”. Il ministro della Giustizia Nordio “si è rivolto a noi, dicendo che questa riforma ci servirà quando andremo al governo. Ma noi – dice seccamente – non vogliamo ci serva”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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