Bangladesh: vincono i nazionalisti moderati del BNP. Flop elettorale per la lista del movimento degli studenti alleata con gli islamisti

Il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) ha ottenuto la maggioranza assoluta in un appuntamento elettorale storico per il paese dell’Asia meridionale a maggioranza musulmana e ottavo più popoloso al mondo. Il presidente del partito, Tarique Rahman, è destinato a diventare il prossimo primo ministro. Netta la sconfitta per l’alleanza elettorale guidata dalla formazione islamista Jamaat-e-Islami, a cui si era aggregato il Partito Cittadino Nazionale (NCP), rappresentante degli studenti, dei giovani della Generazione Z, che avevano guidato le proteste popolari contro il governo autocratico della primo ministro, Sheikh Hasina.

Rivolta

Durante la rivolta sono stati uccisi circa 1.400 manifestanti e la ex premier Hasina, riparata in India, è stata condannata a morte in contumacia per aver ordinato la repressione. Gli elettori del Bangladesh hanno detto sì anche al referendum per la riscrittura della Carta costituzionale, del paese resosi indipendente dal Pakistan nel 1971. Al partito di Hasina, la Lega Awami, è stato vietato di partecipare alle elezioni, mentreRahman è tornato in patria soltanto a dicembre scorso, dopo oltre 17 anni di auto-esilio a Londra. Dopo la “decisiva” vittoria elettorale, si è impegnato a ripristinare la pace e la stabilità sotto un governo democratico. Rahman, 60 anni, è il figlio maggiore della ex primo ministro Khaleda Zia, morta poco dopo il ritorno del figlio, e dell’ex presidente Ziaur Rahman, fondatore del BNP assassinato durante il colpo di stato militare nel 1981.

Patriarcale

La rivolta della Generazione Z aveva aperto la strada al voto, ponendo fine a 15 anni di governo sempre più autoritario di Hasina. Un governo ad interim, guidato dal premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus, ha guidato il Bangladesh fino alle elezioni. Gli islamisti, da sempre ai margini della vita politica per la loro storica opposizione alla lotta d’indipendenza del Bangladesh, speravano in un successo anche grazie alla alleanza elettorale con i giovani dell’NCP. Ma proprio questa mossa aveva creato sorpresa e scompiglio tra la base del movimento e soprattutto nella componente femminile, timorosa per il riproporsi di un modello di società patriarcale. Clamore ha suscitato un’intervista del leader di Jamaat, Shafiqur Rahman, in cui affermava: “Allah ha creato ognuno con la propria entità e ci sono differenze tra uomini e donne. Ciò che Allah ha creato, non possiamo cambiarlo”. Il BNP ha ottenuto 212 seggi su 300 al Jatiya Sangsad, il Parlamento del Bangladesh. Accanto al ritorno al sistema democratico, la sfida riguarda l’economia segnata da un rallentamento della crescita, reso ancor più preoccupante dopo le turbolenze per il commercio internazionale seguite alla guerra dei dazi voluta da Donald Trump.

Industria tessile

Proprio alla vigilia delle elezioni, Washington aveva annunciato la riduzione dei dazi per il Bangladesh al 19%, in cambio dell’apertura di Dacca a una gamma più ampia di prodotti americani. C’è anche la promessa di tariffe zero per alcuni prodotti tessili e di abbigliamento, prodotti con cotone americano e tessuti sintetici. L’industria dell’abbigliamento costituisce la spina dorsale del Bangladesh, rappresenta oltre l’80% del fatturato delle esportazioni e impiega circa quattro milioni di lavoratori.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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