Caos politico in Perù. Il Congresso ha destituito per corruzione il presidente ad interim, Jose Jerí, dopo quattro mesi dall’inizio del suo mandato per una serie di incontri segreti con degli uomini d’affari cinesi. Si tratta dell’ultimo episodio di turbolenza politica nel paese sudamericano affacciato sull’oceano Pacifico, turbolenza intensificatasi dal 2021 dopo l’ elezione alla presidenza di Pedro Castillo, rimosso e arrestato nel 2022 in seguito al suo tentativo di sciogliere il Congresso e di governare per decreto.
Incapacità morale
La vicepresidente di Castillo, Dina Boluarte, assunse la presidenza tra le proteste di piazza, fino a quando quattro mesi fa è stata rimossa dal Congresso per “incapacità morale”. A sostituirla l’allora presidente del Congresso Jerí, settimo capo dello Stato in nove anni. Quasi tutti gli ex presidenti peruviani degli ultimi decenni sono stati oggetto di un’indagine penale. Alberto Fujimori, leader autoritario negli anni ’90, ha scontato più di dieci anni di carcere per violazioni dei diritti umani e corruzione, prima di una controversa grazia nel 2023. Alejandro Toledo, presidente dal 2001 al 2006, è stato condannato a 20 anni per aver accettato tangenti; Ollanta Humala, presidente dal 2011 al 2016, è stato riconosciuto colpevole di riciclaggio di fondi per la sua campagna elettorale. Pedro Castillo è stato condannato a oltre 10 anni di carcere per cospirazione.
Sicurezza
Tra un impeachment e l’altro il Perù sta attraversando una profonda crisi di sicurezza per l’attività dei cartelli della droga e della criminalità organizzata, in un quadro di persistente sfiducia dei cittadini nelle istituzioni per i casi di corruzione. Nonostante l’instabilità politica, l’economia peruviana ha dimostrato resilienza. I fondamentali macroeconomici sono solidi: la crescita ha fatto registrare un +3,44% nel 2025, dato sostanzialmente confermato nelle previsioni per il 2026, e l’inflazione è bassa. Nuove elezioni generali sono previste il 12 aprile, con un numero record di 34 candidati. I sondaggi, confermando la generale svolta a destra in America latina nell’era Trump, danno in testa l’imprenditore e sindaco uscente della capitale Lima, Rafael Lopez Aliaga, leader del partito di estrema destra Rinnovamento Popolare. Al secondo posto si colloca Keiko Fujimori, figlia maggiore dell’ex presidente Alberto Fujimori, alla guida di una formazione populista di destra. Il ‘fujimorismo’ si è caratterizzato per il culto della personalità, l’autoritarismo, le scelte economiche neoliberiste e per le posizioni socialmente e culturalmente conservatrici, come l’opposizione ai diritti LGBT. Intanto, il Congresso si riunirà nei prossimi giorni per eleggere un nuovo presidente ad interim, che guiderà il paese durante le elezioni e fino al giuramento del nuovo eletto il 28 luglio.
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