Gli indiscriminati bombardamenti russi hanno reso un inverno già rigido ancora più duro da sopportare per gli ucraini. Eppure, dopo quattro anni di guerra, l’Ucraina dimostra un’insospettata resilienza e la maggioranza degli ucraini è determinata a non mollare. La Russia non è riuscita a ottenere vittorie militari decisive e deve scontare un pesante bilancio di vittime al fronte e un’economia in grande difficoltà. Il grande paese dell’Europa orientale non è solo un campo di battaglia, è un banco di prova per l’ordine globale che caratterizzerà il futuro del XXI secolo.
Società civile
L’aggressione russa è iniziata il 24 febbraio 2022, ma il conflitto era latente dal febbraio 2014, quando le forze speciali di Putin invasero la Crimea. È una guerra brutale, decisa da uno stato autoritario e imperialista contro un vicino democratico, che punta a integrarsi nella comunità euro-atlantica. Gli analisti militari avevano previsto che Kiev sarebbe caduta in pochi giorni. Invece, le forze armate ucraine hanno resistito, sfruttando la conoscenza del territorio, tattiche asimmetriche quasi da guerriglia e l’uso di tecnologie avanzate, dalle guida satellitare alle comunicazioni criptate, all’utilizzo di sofisticati sistemi di guerra con droni. In parallelo, la società civile, le amministrazioni locali – nonostante i casi di scandali di corruzione nella compagine governativa – hanno contribuito a una straordinaria resistenza dell’intera nazione. Si è cercato di continuare a funzionare anche se sotto attacco, organizzando il supporto umanitario, ripristinando le infrastrutture energetiche e garantendo come possibile i servizi di base.
“Cholodomor”
Detto questo, la condizione attuale dell’Ucraina è difficilissima e quasi impossibile da sostenere a lungo termine. L’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS) ha pubblicato un sondaggio secondo il quale però il 65% degli intervistati si è dichiarato pronto a resistere finché necessario. C’è la consapevolezza che si tratti di una guerra esistenziale. Con i continui massicci attacchi russi contro gli impianti energetici, in un inverno nel quale le temperature sono scese fino a -25, gli ucraini hanno cominciato a parlare di “Cholodomor”, ovvero “sterminio per freddo”, in un drammatico accostamento a quel “Holodomor” – “sterminio per fame” – degli anni Trenta del secolo passato, quando Stalin cercò di stroncare l’Ucraina contando su una spaventosa carestia che uccise milioni di persone.
Negoziati
In ballo, al momento, ci sono i negoziati mediati dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra. Ma la richiesta di Mosca di avere il controllo del Donbass, anche di quelle parti non conquistate militarmente, sta bloccando tutto. Gli ultimi colloqui a Ginevra la scorsa settimana si sono conclusi senza alcuna svolta. Sebbene siano esausti e anche disposti a fare a fare alcune concessioni difficili, gli ucraini non sono disposti a oltrepassare precise ‘linee rosse’. Inoltre, un ingiusto successo russo darebbe potenzialmente carta bianca a tutti gli stati autoritari che fanno affidamento sulla forza bruta e sulla disinformazione per raggiungere i propri obiettivi strategici. Si darebbe alla comunità internazionale, già attraversata dalla turbolenza trumpiana, la percezione che i confini possono essere ridisegnati con la violenza, alla faccia delle norme globali sullo stato di diritto e la governance democratica. Un’Ucraina che sopravvive dimostra invece come l’unità strategica delle democrazie e la cooperazione internazionale possano superare l’aggressione più selvaggia.
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