Era Silvio Berlusconi a considerarsi concavo e convesso, riferendosi alla sua capacità di sapersi confrontare con diversi interlocutori all’insegna di un pragmatismo politico, proprio per tenere compatto il centrodestra, che pur rimanendo unito, ha sempre avuto diverse pulsioni. Insomma per essere e restare leader non solo del suo partito ma leader dell’intera coalizione.
Così ha fatto Giorgia Meloni, che e’ riuscita a fare passare l’emendamento, che reintroduce le preferenze, dopo 33 anni, senza spaccare il centrodestra. Il Senato ha approvato la modifica concordata dalla maggioranza che prevede i capilista bloccati e tre preferenze con alternanza di genere.
Il tutto dopo il trappolone che le era stato apparecchiato dal Pd per merito di Francesco Boccia che aveva presentato un subemendamento per preferenze libere senza capilista, due con alternanza di genere.
Era un passaggio delicato, già alla Camera si erano visti i franchi tiratori, che avevano bocciato la proposta goverativa, ripresentata in Senato e che dopo il sì di palazzo Madama dovrà tornare alla Camera per la definitiva approvazione.
Si era creato una sorta di cortocircuito, quando Fdl, forse tatticamente per stanare il Pd, aveva fatto sapere “Ci pensiamo a votare quella modifica”, che doveva servire a smascherare il Pd (in realtà contro le preferenze, visto che alla Camera si era ben guardato di chiederle ed il M5S aveva perfino ritirato il suo nel timore di vederlo approvato) e che invece ha scatenato la reazione degli alleati. Pronti addirittura a rompere la maggioranza se si fosse rotto il patto sottoscritto sulle preferenze con capilista bloccati.
Lo psicodramma è però stato di breve durata perché, dopo alcuni incontri, il centrodestra ha votato compatto bocciando il subemendamento del Pd. Tuttavia l’epilogo era stato preceduto da una scelta singolare del governo, che sulla votazione si era rimesso alle decisioni dell’aula. “Per non dare l’idea che fossimo contro il principio delle preferenze” era stata la spiegazione. Ma colpisce che la premier, su un passaggio così importante, avesse potenzialmente consentito alle forze di centrodestra di votare in ordine sparso. Se gli alleati si fossero divisi, peraltro su una proposta dell’opposizione, sarebbe stato un suicidio politico per la maggioranza.
La Meloni ha rischiato giocando d’astuzia, confermandosi come leader di coalizione, commentando “Le opposizioni le preferenze non le vogliono, piuttosto si fanno tagliare le mani”. Per lei la riforma elettorale è una riforma di sistema, “per evitare che le elezioni finiscano in pareggio”. “Se vinco continuo a governare, se perdo vado all’opposizione, Poi voglio vedere quanto dureranno loro”.
Su X il commento della premier “Le preferenze mancavano da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d’Italia. Alla sinistra che oggi sostiene che non basta devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato contro appena un mese fa”.
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