Alta tensione con scambio di invettive tra il presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDC), Felix Tshisekedi, e la controparte del Ruanda, Paul Kagame. Tra i due Paesi esiste una rivalità di lunga data, contrassegnata anche da scontri armati nella regione dei Grandi Laghi, nell’Africa orientale. È una delle aree più densamente popolate del mondo e dal grande potenziale economico, ma da anni scenario di guerriglia, guerre civili e di violenze spaventose.
Campagna elettorale
Tshisekedi, in campagna elettorale per essere rieletto per un secondo mandato nel voto del prossimo 20 dicembre, ha paragonato il suo omologo Kagame ad Adolf Hitler e ha assicurato: “Prometto che finirà proprio come Hitler”. Il presidente congolese parlava in una una manifestazione a Bukavu, capoluogo della provincia del Kivu Sud, vicino al confine con il Ruanda. La crisi nella parte orientale della RDC – il secondo paese più grande dell’Africa, ex colonia del Belgio, con una popolazione di circa 112 milioni di abitanti – si inserisce in un quadro regionale complesso, in cui Paesi confinanti sostengono gruppi armati ribelli nel territorio di Paesi vicini con funzione destabilizzante, in un turbinio di reciproche accuse e smentite.
M23
Dalla capitale RDC Kinshasa vengono da tempo denunce nei confronti del Ruanda per il sostegno al gruppo di guerriglia M23, formato da elementi di etnia tutsi, i cui attacchi hanno provocato la morte di un ingente numero di civili e centinaia di migliaia di sfollati. Dal Ruanda, dove il tutsi Kagame è presidente dal 2000 a conclusione degli eventi del genocidio nel 1994 nei confronti del suo popolo, si è sempre negata con decisione ogni responsabilità. Esiste però un rapporto del 2022 di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite in cui si confermano le accuse congolesi. Da Kigali si rovescia la frittata e si denuncia l’appoggio del Congo alle milizie del FDLR (Forces démocratiques pour la libération du Rwanda), il movimento ribelle ruandese formato da appartenenti all’etnia hutu, responsabili del sistematico massacro di circa 800mila tutsi.
Cessate il fuoco
Nel luglio 2022 Tshisekedi e Kagame siglarono, con la mediazione del presidente dell’Angola, Joao Lourenco, un fragile cessate il fuoco. Ma nonostante la presenza nell’area della missione ONU, Monusco, e di truppe di Kenya e Tanzania a nome Comunità dell’Africa orientale (EAC), il clima tra Kinshasa e Kigali è sempre rimasto teso. “Kagame come Hitler ha obiettivi espansionistici – ha scandito nel comizio Tshisekedi -. Tuttavia, ha incontrato qualcuno determinato a fermarlo e a proteggere il suo Paese”. Tshisekedi aveva già descritto Kagame come “il nemico della Repubblica Democratica del Congo”. Toni accesi anche dal presidente ruandese, per il quale Tshisekedi è un “guerrafondaio”. In un messaggio su X, la portavoce del governo ruandese, Yolande Makolo, definisce quella del presidente della RDC “una minaccia forte e chiara”.
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